[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ERINGuZFiE8]
da qui
E’ arrivato in ritardo. Lei è già seduta, la sigaretta accesa, si può fumare? Fuma e basta, come ha fatto sempre. La sala è piena di luci, trick e track, accendini oscillanti che paiono comete, occhi di gatto capaci di far cadere in trance. C’è qualcosa che prende allo stomaco, Stef Burns fa l’assolo di chitarra e una lacrima scende sulla guancia di Futura, chissà cosa le è venuto in mente, dura com’è, ma anche tenerissima, sta pensando Fofner, che controlla il numero sulla poltroncina con una specie di torcia minuscola. Non si aspettava di trovarla lì, chi gli ha fatto uno scherzo? E’ come se qualcuno tenesse in mano i fili della storia, permettesse ai personaggi d’incontrarsi, di sondare le possibilità infinite che la vita riserva a chi non muore prima del tempo. C’è chi dice che il Padre dei racconti abbia in mente tutto dall’inizio: la scritta sul pontile, Dante in crisi coi bambini difficili, Romolo che interrompe la lettura, Filippo alla ricerca dell’amore, Nino che prova a ricucire gli strappi nella rete, i buchi neri nell’universo misterioso degli intrecci. Dicono sia normale accorgersi, un bel giorno, che nulla accade a caso, che è possibile ritrovarsi a Parigi tutti insieme, provenendo da mondi ignoti l’uno all’altro, che gira e rigira la vita te la trovi lì davanti, con domande e risposte sempre inquietanti e provvisorie. E se anche fosse? Il lettore viene preso nel meccanismo ferreo di un ingranaggio che non lascia scampo, costringe a formulare ipotesi su ipotesi, a chiedersi perché tutto converga nello stesso punto, che cosa significhi il gatto di pietra nella piazza, il tango simbolo di libertà, il tradimento come mossa a sorpresa del destino. E cosa ti spinge, Amerigo, a battere ostinatamente sui tasti bianchi e neri, quando sai che ogni scarto delle dita, l’andare e venire tra lettera e lettera, è tutto studiato in precedenza e a te non resta che seguire docilmente un canovaccio che prevede un incontro di sguardi tra Futura e Fofner, mentre Vasco intona Vivere, e Alberto Rocchetti fischia l’intermezzo, e Mike Baird cadenza il ritmo sulla batteria all’unisono con le tua dita, che fissano l’attimo in cui gli occhi azzurri e verdi di Futura incrociano quelli enormi di Fofner, e sembra che esista solo l’assolo di Stef Burns con la chitarra giallochiaro, una stella che si accende nella notte della Cité de la musique, nel buio fitto in cui s’annida la violenza dell’ideologia, l’azzardo del colpo in banca, l’odio capace di giungere fino all’omicidio – perché, Futura? – mentre la folla accompagna le parole e i suoni e tutto è bello, la giacca a vento di Vasco, il suo berretto nero, persino questo è scritto: il Padre dei racconti si diverte a far cantare Vivere, la canzone preferita, proprio ora che Fofner la guarda coi suoi occhi grandi che sembrano laghi di montagna e non sai se nuoterai o ci affogherai, e la chitarra gialla di Burns ondeggia nella Cité de la musique come fosse una stella in viaggio verso la fine o l’inizio, che poi è la stessa cosa.

La fine e l’inizio
Dopo ogni guerra
c’e’ chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.
C’e’ chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.
C’e’ chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.
C’e’ chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c’e’ chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.
Non e’ fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono gia’ partite
per un’altra guerra.
Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.
C’e’ chi con la scopa in mano
ricorda ancora com’era.
C’e’ chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne saranno annoiati.
C’e’ chi talvolta
dissotterrera’ da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasportera’ sul mucchio dei rifiuti.
Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.
Sull’erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c’e’ chi deve starsene disteso
con la spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.
La moglie di Lot
(da Grande numero)
Ho guardato indietro, è vero.
Dicono per curiosità.
Non pensano neppure che potessi avere altri motivi:
il rimpianto di una coppa d’argento
lasciata nella mia casa di Sodoma.
La voglia di non vedere più il mio probo marito
che mi camminava davanti.
La voglia di verificare se si sarebbe fermato,
qualora fossi morta (non si fermò).
La disubbidienza degli umili.
La speranza che Dio ci avesse ripensato,
e non facesse morire migliaia di innocenti.
La solitudine e la vergogna di fuggire così di nascosto.
Ma forse fu solo un colpo di vento
che mi sciolse i capelli
e che istintivamente mi fece girare la testa.
È possibile che io sia caduta, e poi divenuta di sale
con il viso rivolto alla città.
Wislawa Szymborska
“in viaggio verso la fine o l’inizio, che poi è la stessa cosa.”
In effetti nascere o morire sono solo dettagli…importa quello che sta in mezzo, la vita e come la faremo trascorrere!
…e Mike Baird cadenza il ritmo sulla batteria all’unisono con le tua dita che fissano l’attimo in cui gli occhi azzurri e verdi di Futura incrociano quelli enormi di Fofner e sembra che esista solo l’assolo di Stef Burns con la chitarra giallo chiaro
Intorno rumore, luci e musica … mentre gli occhi si incontrano e la vita ri-nasce
http://www.youtube.com/watch?v=DcVK5hPt0i0
Ma nel risveglio
La mia mente corre e va
Per strade arcane e infinite, senza età
Seguendo un canto che ormai limiti non ha
-… nulla accade a caso
Io sono convinta che sia proprio così: credo che anche se siamo liberi di scegliere, tutto quello che la vita ci riserva sia manifestazione di un Amore grande, che cammina con noi, ci aspetta e ci conduce nel “viaggio verso la fine o l’inizio, che poi è la stessa cosa”.
http://www.youtube.com/watch?v=7r-VNzbXuZg&feature=youtube_gdata_player
come fosse una stella in viaggio verso la fine o l’inizio, che poi è la stessa cosa.
http://www.youtube.com/watch?v=ur7FioaerkI
..la fine e l’inizio…un ricominciare ogni volta,un incrociare continuo di sguardi,di situazioni…di amori,domande,sofferenze..
Di vita..dove è vero,niente accade per caso..e si rinasce ogni volta…
sondare le possibilità infinite che la vita riserva
http://youtu.be/sqw6633u5gc
E’ il Padre dei racconti che decide, tesse la tela, stabilisce i contorni, fa convergere le possibilità umane e potenziali nel crocicchio della vita? Fa’ incontrare pazzamente le persone appartenenti a storie diverse, le lega, le lancia l’una contro l’altra, assolvendole dai propri peccati? Voglio pensare che sia così. Voglio pensare che la regia generale sia in grado di fare questo, in modo accurato, ispirandosi, anzi seguendo, un libro potenzialmente già scritto. Ma voglio anche ritenere che siano pochi quelli cui è demandato il compito di rendere fruibile tutto questo. Renderlo fruibile per gli altri, per la vita che reclama la sua partitura, il suo raccolto, la sua messe d’oro. Siamo noi gli operai destinati a quel raccolto. E ciononostante, potremmo ben poco senza l’opera di quelli indicati dal Padre a tessere la tela con quei colori.
Accorgersi che nulla accade per caso o riuscire a leggere la propria storia di intrecci e incontri di posti e di persone, riuscendo a darle un senso al punto da pensarne ogni dettaglio come indispensabile?
che cosa significhi il gatto di pietra nella piazza,
Per me il gatto di pietra rappresenta le nostre paure inconsce che non riusciamo ad affrontare per non venire pietrificati anche noi ,basterebbe un pò di coraggio nel guardare noi stessi , e renderci conto che quel gatto di pietra non ha alcun potere su di noi, in quanto è soltanto un oggetto di pietra inanimato, se non quello che noi gli diamo con la nostra fervida immaginazione.
Il vero incrocio di sguardi è sprofondare nella pericolosissima dimensione di quello che ancora non vediamo.
“Noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne” (2Cor 4,18)
“nulla accade a caso” -si,sono d’accordo.A volte difficoltà che ho passato nella vita, quando mi domandavo “perchè succede a me”, mi hanno aiutato non solo a diventare più forte ma la cosa più importante che mi sono servite per poter aiutare altri. Spesso mi domando:che compito ho sulla Terra,perchè mi sono trovata in certa situazione e cosa adesso devo imparare o a cosa deve servire. “nulla accade a caso”.
“…che cosa significhi il gatto di pietra nella piazza,il tango simbolo di libertà, il tradimento come mossa a sorpresa del destino”- è tutto da scoprire.
“mentre la folla accompagna le parole e i suoni e tutto è bello” – e ti piacerebbe che quel momento continua,continua…
Davvero ci sono momenti in cui l’onnipresente e logica rete delle sequenze casuali si arrende,colta di sorpresa dalla vita, e scende in platea, mescolandosi tra il pubblico,per lasciare che sul palco, sotto le luci della libertà vertiginosa e improvvisa,una mano invisibile peschi nell’infinito grembo del possibile e tra milioni di cose,una sola ne lasci accadere. (Alessandro Baricco)
La vita è una cosa fantastica, che non smette mai di spaventarci e di esaltarci.
nulla accade a caso,
Non so se esista un destino già segnato per tutti noi, ma ci sono incontri con persone speciali nella vita che sembrano non capitare a caso, e questi incontri se sei capace di coglierli al volo possono cambiare la tua vita positivamente.
Fare questi incontri è come rinascere una seconda volta ad una vita nuova ,perchè ti liberano dalla prigione che tu stessa o altri ti hanno creato.
una stella che si accende nella notte
Ogni stella che si accende nella notte è una luce di speranza che si accende nel tuo cuore
Filippo alla ricerca dell’amore
Tutti siamo alla ricerca di qualcosa e tutti ci incontriamo in un unico punto che è il centro di noi stessi, se l’Amore vero non restasse concentrato solo su di noi, ma venisse liberato fino a toccare il cuore di più persone come fanno i cerchi concentrici dell’acqua quando vi cade un sassolino dentro, allora il mondo sarebbe diverso,perchè sarebbe pieno d’Amore.
Amare infatti vuol dire donare ed in alcuni casi anche perdonare.
Tante le storie e di mille colori quelle che fanno il romanzo di vita, Tutte convergono in un unico punto: Parigi la città del’houte cousine
Come mettessi vari ingredienti nel mixer, di un gusto diverso, che quando sono frullati diventano un solo sapore.
L’esperimento non sempre riesce e il risultato è scarso o mediocre.
Chi ha palato sottile però, selettivo e sensibile, pùò riuscire a capire da cosa è composto il miscuglio.
Assapora, vede sempre più chiaro, ne apprezza l’essenza perchè” fine ed inizio sono la stessa cosa”.
Ancor più con fiducia puoi accostarti alla tavola quando il piatto è condito con perfetta armonia come fosse la musica da un Maestro uno Chef immortale, il Padre di ogni ricetta: e la sera sarà meno amara.
sì, imparare a conoscere la ricetta della vita è un dono da accogliere con riconoscenza.