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da qui
Tutto è cominciato dall’idea balzana di trasferire il Vaticano nel campo sotto i ponti. Ti sei accorto subito delle trame che architettavano tra loro i porporati, parlottando nelle sale, negli angoli in ombra dei lunghi corridoi. Lui non si accorgeva di nulla: il classico idealista che non pensa alle conseguenze delle proprie scelte. Tu l’hai seguito, e forse hai fatto male: avresti dovuto rimanere nei palazzi, fiutare l’aria che tirava, la piega che prendeva la rivolta sotterranea. Eri sempre più in crisi: nervoso, insoddisfatto; cominciavi a rispondere agli sguardi delle donne che incontravi e subivano il fascino della divisa. Dentro, l’amarezza cresceva: antagonismo, gelosia, rancore; per il ruolo che vedevi svanire, l’insignificanza in cui precipitava un papato senza più supporti, spogliato dei suoi titoli onorifici, dello sfondo mondano su cui si regge ogni potere, in questo mondo. Hai smesso di pregare: un segretario può anche farne a meno. Lo vedevi più chiuso, isolato, alle prese col romanzo senza capo né coda, in cui il presente s’intrecciava col passato e col futuro, dove neanche lui riusciva più a raccapezzarsi. Gli chiedevi se avesse confuso la letteratura con la vita, ma lui non rispondeva: era preso da una foga incontenibile, come se il tempo rimasto fosse breve; pensava che i capitoli potessero incidere nella realtà, che le dita affaticate sui tasti avrebbero portato a termine, da sole, la sua rivoluzione. Non sapeva che qualcuno scriveva, nello stesso tempo, un’altra storia: si aggirava tra i poveri del campo e studiava i loro desideri, cercava di capire chi di loro avrebbe recitato meglio la parte di Giuda il traditore. T’impegnavi a fargli aprire gli occhi, ricordandogli la profezia della veggente – attento ai poveri! -, a spiegargli che la Curia non avrebbe mai accettato un’offesa violenta al suo prestigio. Ma lui scriveva, come niente fosse, come se il mondo fosse fatto di parole e bastasse metterle in fila per cambiare la testa della gente, infiammarne i cuori, far esplodere la rivolta tanto attesa. Povero papa: si era illuso che la Chiesa potesse tornare quella delle origini, contando solo sul tesoro incorruttibile della Parola. Era così difficile capire che il romanzo sarebbe finito con un colpo di pistola? Tu, però, non hai voluto abbandonarlo: vivevi come in sogno, e i sogni hanno un fascino speciale, anche quando, a poco a poco, si sono trasformati in incubi.

Non sono i sogni a trasformarsi in incubi ,ma le persone che non vogliono che un sogno si realizzi a far si che la nostra vita sia un incubo,magari con il sorriso sulle labbra.
contando solo sul tesoro incorruttibile della Parola.
L’ unico tesoro per cui valga la pena di sognare ,l’ unico tesoro per cui valga la pena di lottare,l’ unico tesoro per cui valga la pena di vivere…perché è l’ unico tesoro che ci Salva!
Le parole ,come le note se collocate al posto giusto come se fossero una collana di perle capace di emettere una musica melodiosa che arriva in fondo al cuore fino a farlo infiammare ,diventano cibo per un anima inevitabilmente affamata…
Niente e nessuno può, da solo, “portare a termine la sua rivoluzione”.
Si può camminare in avanti solo tenendosi per mano, rimanendo stretti, ci vuole una solidarietà più ampia per realizzare i propri sogni e non farli trasformare in incubi.
Mai senza l’altro, perché insieme si trova il paradiso, ma da soli si vive l’inferno.
Per paura di sognare avremo incubi da svegli, fino a quando una mano non verrà a rassicurarci.
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Hai sparato raffiche di parole sulle pagine del tuo romanzo come pallottole da un caricatore perchè avevi poco tempo per compiere la rivoluzione finchè non sei stato raggiunto da un colpo di fuoco, quello che non perdona, che non è riuscito però a fermare il tuo sogno d’amore su cui rifondare la casa del Padre. In quel sogno ci siamo anche noi.
Non c’è un traditore tra i poveri del campo ma un povero che è stato tradito da se stesso trasformando il suo sogno in un incubo.
“Ma lui scriveva, come niente fosse, come se il mondo fosse fatto di parole e bastasse metterle in fila per cambiare la testa della gente, infiammarne i cuori…”
A volte succede. Se su cento coscienze asfittiche che le leggeranno, riusciranno a risvegliarne almeno una, quelle parole non saranno state inutili. Perché una coscienza che si risveglia può compiere soltanto il bene, il male si ha quando le coscienze dormono.
Insomma, è un po’ come quello che chiamano effetto farfalla : “una farfalla batte le ali a Pechino e a New york arriva la pioggia invece del sole”. Se le parole hanno il potere di risvegliare le coscienze qualcosa succederà. Forse, passo passo, l’aria diventerà persino più leggera e respirabile.
il classico idealista che non pensa alle conseguenze delle proprie scelte.
Chi abbraccia una causa fino a farla entrare nelle proprie ossa non si preoccupa delle conseguenze soprattutto se questa causa segue la via dell’ Amore e del Bene che altri non riescono a vedere perché sono troppo preoccupati della forma e non della sostanza.
Una cosa è dire:bella questa pioggia e temporale, quando si sta a casa bel riscaldata e guarda dalla finestra,ma diverso è stare sotto la pioggia senza ombrello con le scarpe bagnate.
Una cosa è dire: bella questa idea di fratellanza con poveri,ma altra cosa è quando qualcuno ti dice:lascia tutto e vieni vivere sotto ponti con poveri.
Ma che,sono schema?!
Sinceramente,non credo che sarei disposta (con la buona volonta) a rinunciare la vita comoda,anche per una idea bella come fratellanza con poveri,ma sempre vivere sotto ponti.
Vero è che più di 20 anni fa,quando ero ancora quasi giovane,due volta ho fatto pellegrinaggio-sei giorni si camminava quasi continuamente,si dormiva dove capitava,si lavava dove capitava,non sempre in bagno, si mangiava questo che si aveva o se qualcuno ti offriva qualcosa; tutti eravamo fratelli e sorelle. Si stava bene,carino,simpatico,affettuoso; però a settimo giorno tornavo a casa, mi mettevo in mollo in vasca da bagno con la schiuma,dormivo sul mio letto comodo, mangiavo che volevo(es.spumante e caviale-scherzo!). Come esperienza era bella. Come modo per vivere? -sinceramente,mi piace comodità!
14Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.15Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti 16e impose loro di non divulgarlo, 17perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
18Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
19Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
20Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
21nel suo nome spereranno le nazioni
Matteo (12, 14-21)
Non spegnerà una fiamma smorta. Mi piace molto quanto dolcezza possa sviscerare così tanta potenza, quasi a dire che un sogno non può morire, nonostante.
“L’uomo può sopportare le disgrazie quando esse sono accidentali e vengono dal di fuori,ma soffrire per le proprie colpe è l’incubo della vita”
Oscar Wilde
“I diplomatici tradiscono tutto,tranne le proprie emozioni”
Victor Hugo
“Quando perdiamo il diritto ad essere diversi,perdiamo il privilegio di essere liberi”
Charles Evans Hughes
“L’amore è perdita,spogliazione:è ricchissimo quando ha donato tutto”
Karl Gutzkow
Dai segni del potere, al potere dei segni.
“Non abbiamo più i segni del potere. Se noi potessimo risolvere tutti i problemi degli sfrattati, dei drogati, degli immigrati, i problemi di tutta questa povera gente, se potessimo risolvere i problemi dei disoccupati, allora avremmo i segni del potere sulle spalle. Noi non abbiamo i segni del potere, però c’è rimasto il potere dei segni, il potere di collocare dei segni sulla strada a scorrimento veloce della società contemporanea, collocare dei segni vedendo i quali la gente deve capire verso quali traguardi stiamo andando e se non è il caso di operare qualche inversione di marcia. Ecco il potere dei segni e i segni del potere.
La pace che si disgiunga dalla giustizia è peggio della guerra. Dobbiamo mettere in atto la stessa strategia del samaritano, dell’ora giusta: vede un povero che sta perdendo sangue e gli tampona subito le ferite, versa olio e aceto e poi gli fascia le ferite. Eccolo il pronto intervento!! E inutile che ti metti a discutere sulle cause della sofferenza planetaria quando devi tamponare le ferite. Però il samaritano si accorge che da solo non ce la fa: vede che quello continua a perdere sangue, lo porta all’ospedale più vicino (…), trascorre la notte con lui perché il Vangelo dice: Il giorno dopo levatosi diede una moneta al primario, all’oste, e disse: Prenditi cura di lui, al mio ritorno ti rifonderò il resto”.
(Don Tonino Bello)
Non so se avesse davvero smesso di pregare il segretario al colmo della sua amarezza…. forse con le parole e nei tempi stabiliti da quelle regole inutili, là sotto i ponti. Lui, uomo in bilico tra ragione, prudenza, ponderatezza, spettatore di una irrazionalità altrui che non poteva più controllare, che non poteva condurre a ragione, di una rivoluzione destinata a rimanere nelle migliori previsioni sogno, forse era lui stesso preghiera, nell’esserci, nei suoi fare, negli affaccendarsi in luoghi ostili, nel non abbandonare nè il sogno, nè quel papa convinto che le fiamme del cuore avrebbero prevalso.
Dal sogno all’incubo ti sviliscono, ti deludono talmente tanto che finisci per arrenderti ma per ritrovare il senso di un sogno e cancellare ogni incubo basta ripeterti la domanda: che senso ha dirsi cristiani, se non si è disposti a morire per questa causa?
vi ringrazio!
sono convinto anch’io che si parte dal poco e si può arrivare al molto, in molti.
Povero papa: si era illuso che la Chiesa potesse tornare quella delle origini, contando solo sul tesoro incorruttibile della Parola
Illudersi di raggiungere una realtà che fatica a (ri)diventare tale, perché l’egoismo ha rubato l’amore, o forse perché il sogno ha un prezzo troppo alto da pagare, un romanzo vivo e attuale che non ha paura di essere interrotto, perché quanto scritto fino a quel momento non può non essere la guida giusta per raggiungere l’illusione
grazie Roberta, sempre attenta e sensibile.