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da qui
Cerchi di capire se la maniera più fedele di descrivere questi anni sia prendere al volo le schegge impazzite dei ricordi o rendere conto del tessuto, della nota di fondo che ne fa un succedersi di sogni, sensazioni, desideri, ognuno collegato a tutti gli altri, al punto che non riesci più a distinguere fra il disagio che provi alla notizia del medico del piano superiore che picchia ogni giorno la consorte, dopo essere stato dallo psicanalista, e l’ansia per il primo e unico quattro in matematica di cui non hai avuto il coraggio d’informare i genitori, non potendo prevedere l’evento che si sarebbe consumato nei meandri intasati degli alimentari Liberati: tu e tua madre vi aggirate ignari, inseguendo l’Orzoro e i biscotti Gentilini, pensando a tutto tranne che adesso, dietro il banco delle marmellate, sarebbe apparso il volto della maestra Battistoni, che avrebbe sterzato bruscamente, esauriti i convenevoli di rito, verso l’esito funesto del tuo compito in classe. Tua madre sbianca come un giglio e non pronuncia parola; si limita a rivolgerti uno sguardo che decifri all’istante: poi farai i conti con tuo padre. Sei appena scampato alla fatwa scatenata dall’azione contro Otello; pensi al cubo di calce su in collina, al prete con la tonaca impeccabile che vaga come un’anima in pena, ai suoi occhi che non riesci a intercettare, a un Dio troppo lontano e troppo alto, l’unico che potrebbe salvarti da un momento come questo, scatenando un terremoto o anche solo un diluvio, qualcosa che obbligasse i clienti del negozio a prendere in fretta la strada verso casa. Invece nulla: sei ancora in Viale Europa, di fronte c’è il volto della maestra Battistoni, lo sguardo inviperito di tua madre; vorresti acquattarti in una confezione di marmellata di castagne, o almeno tra due fette di prosciutto di montagna – me lo tagli sottile! -, ma gli sguardi incrociati e inquisitori t’inchiodano all’angolo del banco e ne deduci, per la prima volta, che la felicità non è di questo mondo, e non avresti mai pensato di scoprirlo così presto.

“e ne deduci, per la prima volta, che la felicità non è di questo mondo”
Invece la felicità è proprio di questo mondo ma a piccole dosi.
Si trova nelle piccole cose quotidiane, nei doni non dovuti, nelle parole e nei gesti di chi ci ama, nel saper dare poco peso al macroscopico innamorandosi di ciò che è microscopico…è questa la felicità.
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Da piccoli abbiamo l’innocente e tenera pretesa di voler fare tutto bene, per non deludere chi abbiamo accanto, e la necessità di dimostrare di essere sempre all’altezza della situazione.
Una volta cresciuti, ci rendiamo conto che la vera forza non è nel fare bene tutto, di riuscire al primo colpo, ma nella capacità di sperimentare con umiltà i propri limiti, accettare con pazienza le difficoltà che incontriamo e, soprattutto, nell’impegno che ci mettiamo nel tentativo di superarli e risolverli.
La felicità non è essere sempre bravi in tutto, ma sta nella capacità di affrontare serenamente i problemi e nel risolverli superando sé stessi, impiegandoci tutto il tempo necessario: non c’è bisogno di essere i primi, l’importante è mettercela tutta.
Ne parlavo oggi con un bambino disperato alle prese con la geometria…!
“a un Dio troppo lontano e troppo alto…”
” (…) E io a domandare alle pietre agli astri
al silenzio: chi ha veduto Cristo?”
(David Maria Turoldo)
“succedersi di sogni, sensazioni, desideri, ognuno collegato a tutti gli altri, al punto che non riesci più a distinguere ”
Ogni sensazione ha bisogno di una conferma che ci aiuti a distinguere il vero dal falso, ma…
“Basta guardare qualcuno in faccia un po’ di più, per avere la sensazione alla fine di guardarti in uno specchio.”
Paul Auster
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Si dimentica facilmente che l’infanzia non è solo gioco e spensieratezza.
Un tema difficile quello della felicita’. Piu’ che di una sensazione sembra quasi si tratti di un’essenza che da sempre fa parte di noi e che solo di quando in quando emerge si fa viva e non ha nulla a che fare con il nostro stato di piacere e neppure di gioia anzi spesso convive col dolore e con la sofferenza, una forza misteriosa che puo’ spostarsi nen tempo e nello spazio con una velocita’ che spesso sfugge quasi alla nostra percezione tanto che ci e’ possibile avvertirla solo quando il nostro spirito raggiunge gli strati piu alti di purezza e di grazia.
Piu’ facilmente cio’ accade ai bambini o agli adulti nel ricordo di esserlo stati.
grazie!
la felicità comincia dove finisce l’io.
La gioia non la si trova negli oggetti che ci circondano, ma nel profondo dell’anima
Madre Teresa
” La felicità non è di questo mondo” …perchè è dentro di noi ,e noi siamo ancora un mondo tutto da scoprire!
pensi al cubo di calce su in collina, al prete con la tonaca impeccabile che vaga come un’anima in pena, ai suoi occhi che non riesci a intercettare, a un Dio troppo lontano e troppo alto…pensi a qualcuno che ti possa salvare da questa situazione , ma non c’è nessuno ,perchè l’unica cosa che può salvarti è affrontare la verità anche se fa male, è ammettere di aver sbagliato, è riconoscere la propria debolezza ,è accettare il fatto di avere un limite che si può superare soltanto chiedendo aiuto, tutto questo significa avere coraggio :”è più difficile riconoscere i propri errori , piuttosto che dire di avere sempre ragione”.
tu e tua madre vi aggirate ignari, inseguendo l’Orzoro e i biscotti Gentilini, pensando a tutto tranne che adesso, dietro il banco delle marmellate, sarebbe apparso il volto della maestra Battistoni,,,,
Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.
Gilbert Keith Chesterton, Enormi sciocchezze, 1909
Il tema della felicità è uno dei più dibattuti da filosofi, psicologi, artisti, scrittori, poeti e… tanti altri.
Schopenhauer afferma che l’uomo è la manifestazione di un volere infinito e poiché volere significa desiderare, e il desiderare porta ad uno stato di tensione, per la mancanza di ciò che vorremmo avere questo porta all’assenza, al vuoto e quindi al dolore.
Leopardi che in molti amiamo fa dell’uomo e del suo infinito desiderio di felicità il filo conduttore dello Zibaldone. L’esigenza della felicità è il motivo per cui ci alziamo ogni mattina, per cui facciamo ogni cosa.
«Felicità non è altro che contentezza del proprio essere e del proprio modo di essere, soddisfazione, amore perfetto del proprio stato, qualunque del resto esso stato si sia, e fosse pur anco il più spregevole. Ora da questa sola definizione si può comprendere che la felicità è di sua natura impossibile in un ente che ami se stesso sopra ogni cosa, quali sono per natura tutti i viventi, soli capaci d’altronde di felicità. […] Quindi non sarete mai contento, mai in uno stato di soddisfazione, di perfetto amore del vostro modo di essere, di perfetta compiacenza di esso. Quindi non sarete mai e non potete esser felice, né in questo mondo né in un altro» [Z 4191-4192, 1826].
Se poi andiamo indietro fino al sommo poeta che pone un accento particolare sulla bellezza dello spirito e del creato, oltre che di quella umana si può notare che essa si manifesta come fonte di pensieri e sentimenti grandissimi, inenarrabili e appare come un raggio vibrato da un essere immortale nel deserto della vita, segno e speranza certa per l’uomo mortale di un destino superiore, di un mondo felice.
Ma riprendendo Leopardi erroneamente definito un pessimista e il brano citato non rimane che concordare con Fabrizio, “la felicità inizia dove finisce l’io.” La felicità è di questo mondo ma bisogna saperla cogliere, è come una bella donna inafferrabile da catturare con un po’ di dolcezza e un focolare perchè si fermi in quel centro e vi rimanga anche quando il fuoco sembra spegnersi e invece cova sotto la cenere fredda e grigia del nostro io.
La felicità è di questo mondo perché è qui che l’uomo ne fa esperienza, tutti ci siamo sentiti felici. La felicità sta nel riscoprire quei valori che ci aiutano a fissare lo sguardo sulle cose che contano veramente nella vita.
mi si è ricordato un bambino di forse tre anni-si metteva in un angolo, chiudeva occhi dicendo: non mi vedi,non mi vedi
certo che noi umani con nostro cervello umano, già da piccoli cerchiamo di giustificarsi in modo migliore possibile per togliersi peso dal cuore, per la paura di essere giudicati male.
Gaia di solito dice: “ho fatto per sbaglio”, figuriamoci,manca soltanto che cominci fare apposta. Michele invece con giustificazioni comincia “girare” intorno tema,sperando che si dimentica la domanda.
“la felicità non è di questo mondo”-questo non ho “inventato” mai, però io non ero destinata a diventare un prete
A scuola bambini cerchano sempre di inventare qualche “trucchi”
Ricordo una volta,hanno detto che, se dormo con libro aperto sotto il cuscino, la mattina dopo saprò tutto senza studiare. Ho fatto questo esperimento. La mattina mi sono svegliata con mal di testa e collo. Informazioni?-erano sempre li stessi del giorno precedente soltanto che più dolorosi
L’ULTIMA
Martina tornando a casa con la pagella,dice:
-Mamma,conosci l’ultima?
-Veramente no.
-Sono io
” Gli ultimi saranno i primi…” perché è dai propri errori che si cresce e si diventa grandi,un errore commesso non lo ripeti più,cerchi solo di migliorare,non per essere il primo della classe,ma solo per poter dire ce l’ ho fatta anch’io.
La felicità a volte è la gioia della conquista dopo la sconfitta,o la gioia di ricevere l’ amore che non ti aspetti da nessuno,il dono ricevuto e donato in piena libertà senza alcuna pretesa.
Solo nella fede si riesce a trovare un po’ di felicità.
Ernestina.
grazie!
il coraggio di affrontare la verità: un bel programma.