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da qui
Chi sono i magi? Non lo sa nessuno. Chi fa il presepe, a dire il vero, è convinto di sapere tutto: che sono re, che sono tre, di razze diverse e abbigliati riccamente. Forse nessun personaggio ha visto fiorire leggende così lambiccate come loro. Eppure il vangelo non ne dice nulla. Nel Primo Testamento sarebbero astrologi, maghi, incantatori; seguaci, per esempio, della dottrina zoroastriana, imperniata sulla lotta tra il bene e il male e l’avvento di un fanciullo che, nascendo da una donna senza concorso umano, avrebbe assicurato la vittoria al Regno del bene, preannunciato da una stella. Da allora i dettagli si moltiplicano, a cominciare dai nomi – Bithisarea, Melchior, Gathaspa, trasformati, nella nostra lingua, in Gaspare, Melchiorre e Baldassarre -, fino al colore della pelle, all’età, al significato dei doni e alle regioni governate. La fantasia non ha più limiti: saranno battezzati dall’apostolo Tommaso e consacrati vescovi. Marco Polo, nel Milione, notifica il culto delle salme – con barba e capelli perfettamente conservati – tra le mura di una città persiana, Savah, in tre tombe magnifiche di cui, naturalmente, non si trova traccia. Una storia fantastica che parte da una frase secca del Vangelo: dei Magi da Oriente giunsero a Gerusalemme. Significa che l’uomo non può fare a meno di trasformare notizie lacunose in un racconto? Che la verità è un germoglio destinato a sbocciare in ogni caso? O, semplicemente, che chi la spara più grossa finisce con l’aver ragione? Comunque sia, in ogni presepe, il 6 gennaio, i nostri personaggi appaiono avvolti in mantelli raffinati, in cerca del re dei giudei che è stato partorito. La definizione è la stessa del cartiglio affisso sulla croce (Iesus Nazarenus Rex Iudeorum), a ricordare che qui, più che all’infanzia, si sta pensando alla passione di Gesù: al rifiuto dei suoi e alla conversione dei pagani. La stella, che qualcuno ha immaginato in cielo con calcoli di congiunzioni planetarie, si trova soltanto nella Bibbia, là dove risuona la profezia di Balaam: Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele (Numeri 24,17). L’astro rappresenta la sapienza pagana, che porta verso Dio ma non è sufficiente ad arrivarvi: i Magi ricorrono alle Scritture Sacre dei Giudei, confermando la sinergia degli strumenti di ricerca in campo religioso: ragione e fede, scienza e Parola, come se il Signore smantellasse in anticipo ogni forma di scientismo o fondamentalismo. Erode tenta d’ingannare gli stranieri, informandosi ambiguamente sul bambino, ma quelli – chiunque siano: maghi, sapienti, ciarlatani – si rivelano accorti, anche perché avvertiti in sogno – duemila anni prima di Freud e delle sue interpretazioni -, di non fidarsi del re poco di buono. L’episodio dimostra che i lontani sono spesso i più vicini, e viceversa. Il mondo non è mai come crediamo. E Dio non guarda all’apparenza, guarda al cuore.

La stella che i magi hanno seguito , per me era una stella speciale , una di quelle che si vanno vedere , quando si trovano lontano , e poi scompaiono quando ti sono vicino , perché la devi guardare come ti guarderebbe Dio , con gli occhi del cuore ,per accorgerti che quella stella luminosa che ti ha condotto nella grotta , è un bambino avvolto in fasce in una mangiatoia.
– Dio non guarda all’apparenza, guarda al cuore.
In un mondo che non è mai come crediamo, dove inaspettatamente “i lontani sono spesso i più vicini, e viceversa” e dove “chi la spara più grossa finisce con l’aver ragione”, l’unica fonte di libertà e serenità è questa consapevolezza che la Verità è la sola cosa che, alla fine, rimane; ciò che è inganno o menzogna sembra vincere all’inizio, ma è solo una vittoria momentanea, destinata a svanire, perchè il tempo prima o poi rivela tutto, svela il cuore delle cose e delle persone, e solo ciò che è vero e profondo resta.
Subito mi collego ad un’altra frase, di una recente omelia: “Se Dio dice bene di noi…”.
L’anima è racchiusa in un involucro di carne, incatenata dalla razionalizzazione dei sentimenti, i magi sono coloro che hanno spalancato le porte del loro cuore per uscire da se stessi , per compiere un lungo e difficile pellegrinaggio, il cui itinerario segue un unica strada , quella che parte dall’io per arrivare al tu .Guidati da una stella, molto speciale, che solo gli occhi del cuore sanno guardare . I loro doni sono un atto d’amore , esprimono la gioia di chi ha visto il Salvatore!
– Chi sono i magi?
Forse siamo noi, lontani e desiderosi di incontrare il Salvatore, quando finalmente ci mettiamo in cammino e seguiamo la luce della stella giusta.
“Una storia fantastica che parte da una frase secca del Vangelo: dei Magi da Oriente giunsero a Gerusalemme.”
E’ come se il mistero venisse sempre da oriente, dal punto in cui sorge il sole. Insomma, verrebbe da dire che ogni oriente ha il suo oriente e che ci sarà sempre un altrove, un mistero che ci farà dire: Io lo sento ma non lo vedo.
Don Fabrizio,
parlaci ancora di Dio, parla alla nostra anima
di quel Dio che cerchiamo anche se possiamo cogliere so-
lo un infinitesimo, un granellino di quella luce interrata nel
tuo cuore.
” Nessuno può dire -Gesù è il Signore-, se non sotto l’azio-
ne dello Spirito”, allora accolga, tutto l’essere, la voce di
Colui che parla, in te, nuove parole evangeliche.
Queste rischiarino, con soavità, la nostra oscura esperienza
del credere.
http://www.youtube.com/watch?v=uzC0ccrapFk
“Chi è innamorato ha il dono di vedere l’altro in profondità, di scoprirne l’intima bellezza anche quando questa è offuscata dalla quotidianità…”
Nel mio Paese si festeggia 6 gennaio come la festa di Tre Re (per la prima volta,qua in Italia, ho sentito da don Fabrizio che loro tre erano i maghi, tanto a me cambia niente).
In questo giorno (da noi) si va in chiesa e si porta un gessetto per scrivere, che durante la messa viene consacrato,e poi,tornati a casa si scrive con questo gesso sulla porta del ingresso: K+M+B+anno corrente,per proteggere la casa dal male.
“Chi sono i Magi ? “…mi viene da dire che sono i primi Umani che ne annunciano la nascita, …fin’ora abbiamo ascoltato profezie, abbiamo assistito con Maria l’annuncio dell’Angelo, e poi gli altri Angeli avvisare i pastori…ma questi sono i primi Uomini che non si sa come …da quali altre vie del cuore, annunciano, calcoli alla mano , con sicurezza,..sono in tre ,avranno discusso,confrontato..ma ora sono sicuri,..i loro dati sono li’,evidenti, essi sono i sapienti,non vanno alla ricerca di pastori,piccoli analfabeti,no ,,incontrano un loro pari, un re, …poi nonostante l’eccellente intelligenza, avranno bisogno di una spinta-sogno per prendere la giusta direzione.. uscire di scena risparmiando la pelle.incredibile,in questo Vangelo c’e’ pure posto per gli Uomini-Magi….
Il tuo cuore lo porto con me
Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
tu sei quel che luna sempre fu
e quel che un sole sempre canterà sei tu
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l’anima spera,
e la mente nasconde.,
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.
— Edward Estlin (E. E.) Cummings
„Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima“ (Mt, 2,10)
Oro, incenso e mirra.
Colpisce nel Vangelo di Matteo la gioia dei Magi e lo spirito di pura devozione con cui donano questi tre elementi preziosi, offerti come espressione del proprio mondo, come tre scrigni dell’animo umano che si aprono in segno di amore e riconoscimento, senza ostentazione di ricchezza né intento di chiedere favori o intercessioni.
Voglio credere ad un Dio che guarda al cuore di chi dona e anche di chi riceve, e che insegni a saper leggere il linguaggio dei doni come suo segno nella nostra vita.
Chi sono i magi?
una leggenda? una realtà? un racconto fantastico? un aggiunto fiorito per la Bibbia?
Perché si dà cosi tanta importanza al questo racconto?-
Per dire che “i lontani sono spesso i più vicini,e viceversa”?
o per raccontare che per l’amore e stima a Dio,non fa paura la lunga strada,il cammino con la fatica,pericolo, e che importante è ascoltare il cuore e lo spirito che indica la strada?
o soltanto per dire che Dio è per tutti-pastori,re,magi, la gente di tutte le razze,ricchi e poveri,…?
Comunque sia,festeggiamo 6 gennaio,è la festa della chiesa, e ogni uno di noi si può trovare la sua interpretazione.
Cosi è il vangelo-per scoprire sempre qualcosa di nuovo.
L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose
Le Città Invisibili, I. Calvino
Questa frase così complessa e così bella mi fa pensare a quanto la mente umana sia abile, talvolta diabolica, nel creare fantasie, inventare ed intrecciare storie magari descritte in romanzi piuttosto che poesie, come fossero realtà vive e vere, interpretando un dettaglio apparentemente insignificante, cogliendo una sfumatura forse irrilevante. Tutto questo, se da una parte può sfociare su scenari surreali, realtà improbabili fabbricate su fondamenta inesistenti , sostenute magari da pubblicità ossessive che continuano a edificare mostri senza anima, dall’altra può essere indice di estrema sensibilità, capace di leggere il “cuore del cuore” dell’immagine che si ha di fronte. Spesso, dunque, è lo spirito umano a pilotare la storia, nel bene o nel male. Altro tipo di spirito è quello che invece ritroviamo nel presepe, leggero e trasparente, impalpabile e forte; non ha bisogno di inventare storie, né di effetti speciali , non richiede sembianze evangeliche prive di sincerità , né atteggiamenti volti all’apparenza ostentata di chi vuole a tutti i costi mostrare quella generosità urlata a tutto il mondo per la sola soddisfazione di sentirsi una gran brava persona; la cosa straordinaria è che riesce da solo a trovare le verità nella semplicità più estrema, è la bellezza che rovescia il mondo, che si manifesta nel momento in cui sappiamo restituire a ciascuno il proprio abito ricamato di dignità, cucito con quel filo pregiato che non si spezza nemmeno se tirato con forza dalla mano abietta e ammaliatrice dell’ipocrisia.
“GUARDA AL CUORE”
“O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,
di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta, arida, senz’ acqua”. (Sl.63,2)
Poiche, tu “guardi al cuore”, e vedi il desiderio che vi hai
seminato lo guardi, Signore, con:
“Quell’ amore inestimabile col quale guardasti in Te stesso
la tua creatura e t’innamorasti di lei”.
(S.Caterina da Siena)
“Ragione e Fede non sono in antitesi. Esse sono entrambe doni di Dio. Colui che ha fatto il mondo ci ha dato un privilegio unico: quello della Ragione. Usando la Ragione nella sfera immanentistica, l’uomo scopre la Logica Matematica e la Scienza. Usandola nella sfera della nostra esistenza trascendentale, l’uomo scopre la Teologia.”
Antonino Zichichi
Erode-un “povero” ricco,geloso,attaccato ai beni terresti,ha paura di perdere la ricchezza del questo mondo e con questo è capace di “vendere sua anima”,capace di ucidere per poter tenere la sua corona. Si rende conto che ricchezze sul questo mondo è facile perdere ,ma non conosce il tesoro che sta nel cielo.
Sapienza pagana, Parola data ai Profeti. Assieme per cogliere l’ascolto della stella in “Sapienza e Verità”, un illuminare assieme, scienza e Parola. “Sono venuto a dare pieno compimento”, era il Vangelo di ieri, neppure per il cristiano c’è Nuova Alleanza senza la Parola Antica, non ci sono strappi nè cesure, ma annuncio ai cuori. Un tutto di umanità, un’unità che nel tempo si è dimenticata, creando (per superba ricerca?) binari paralleli, quasi contrapposti, mente e spirito, linguaggi e logiche diverse. I magi forse ci ricordano l’umiltà di un cuore puro in ascolto, che parte da lontano, segue un cammino sincero e accorto, coraggioso in ciò che ascolta, alla ricerca della luce che ha dato origine a ciò che siamo. Anche Giovanni ricorda nel suo Prologo, “In principio era il logos”….
Ero arrivata alla meta.
Avevo trovato quello che cercavo.
Avrei voluto trattenerlo, tenerlo stretto, ma al tempo stesso sentivo che non era uno di quei doni che si possono incartare e portare a casa.
Né un regalo solo per me.
Era un dono che apparteneva a tutti, o a nessuno.
Che mi avrebbe dato forza fino alla fine dei miei giorni.
L’eredità del Padre: Il dono dell’Amore.
” La storia di un Amore che supera tempi e confini: l’arte di ascoltare i battiti del cuore.”
In principio era Amore puro… Amore puro.
ernestina.