[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=z209S_6oIDA]
da qui
E fu sera e fu mattina: quanto tempo è passato? Da quanti giorni, o mesi, o anni, predichi nei campi e nelle piazze della Palestina, ora con aria sognante, ora gridando la tua rabbia, ora incitando a compiere il passo decisivo, ad abbandonare tutto ciò che ormai, dopo averti ascoltato, è solo una zavorra insopportabile? Riuscirai a convincerli che il male porta solamente male, che da un cuore pervertito non può venire che qualcosa di perverso? Che solo l’amore importa, mentre tutti i condizionamenti, anche i più sacri, anche i più scontati, sono una barriera innalzata tra l’uomo e la sua felicità?
Se uno viene dietro a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli e le sorelle e persino la sua stessa vita, non può essere mio discepolo.
L’hai sparata grossa: ora ti diranno che sei contro la legge, che disprezzi il comando di onorare i propri genitori; sei un cattivo maestro da assicurare alla giustizia. Ti faranno fuori nel modo più umiliante, dovrai abiurare una dottrina che rischia di traviare la gioventù credente. A quale patibolo ti appenderanno?
Chiunque non porta la sua croce e non mi segue, non può essere mio discepolo.
La croce: finirai col trascinarli tutti in un destino infame. Dovranno riflettere bene, prima di seguirti, soppesare acquisti e perdite, misurare le forze disponibili, per non ritrovarsi sul traguardo con un pugno di mosche tra le mani.
Infatti, chi di voi, volendo edificare una torre, non si siede a calcolare la spesa, per vedere se ha i mezzi per portarla a compimento? Affinché, avendo posto il fondamento e non potendo finire il lavoro, quelli che lo osservano non comincino a schernirlo dicendo: quest’uomo a cominciato a costruire e non è stato capace di arrivare in fondo.
Chi avrà le risorse necessarie per essere all’altezza? Sei troppo esigente: eppure avevi detto che il Padre cerca storpi e ciechi e li costringe a entrare nel suo regno.
Quale re, partendo per la guerra, non esamina prima se sia in grado con diecimila uomini di andare incontro a chi ne ha schierati ventimila? Se no, mentre quello è lontano, manda un’ambasciata e chiede le condizioni per la pace.
Dopo questi discorsi, rimarranno in pochi: alla gente non mancano gli slanci generosi, anzi, è attratta da avventure stimolanti; ma qui la posta in gioco è troppo alta.
Così, chiunque tra voi non rinuncia a tutto ciò che ha, non può essere davvero mio discepolo.
E fu sera e fu mattina. Quanto tempo è passato? Quanto tempo pensi che ti resti?

Mettendo Cristo al centro, al primo posto che naturalmente gli compete, ogni rapporto “fasullo” si esaurisce ed ogni rapporto “profondo” si rafforza; i primi sono quelli che legano e condizionano, i secondi quelli che invece liberano e fanno crescere.
Con questa visione cristocentrica, scopri di essere simile, vicino, amico e fratello di persone che credevi lontane, e lontano da altre che pensavi vicine; nella consolazione e certezza però, che con Gesù, nei tempi e nei modi giusti, tutte le distanze si accorceranno e tutte le catene si spezzeranno.
http://www.youtube.com/watch?v=XGJx4Ofk3gM
“E fu sera e fu mattina, quanto tempo è passato, quanto tempo pensi che ti resti?”.
E FU SERA E FU MATTINA: è il tuo affacciarti sul tempo,”un giorno mai vissuto da nessuno”, Verbo divino, ad ammantare la prima notte d’astri e a sollevare la prima aurora, mentre rompe l’eternità i suoi argini divini riversandosi nei secoli, e poi l’eterno ritorno, nel rispecchiarsi sempre nuovo, nella Rosa di fuoco.
QUANTO TEMPO E’ PASSATO: dal principio alla nascita di Dio che attraversa il confine eterno per entrare nel tempo, quando l’eternità è senza misura e Tu sei:
“in spirali azzurre
sotto archi di millenni”?.
QUANTO TEMPO PENSI CHE TI RESTI?: Il chicco deve morire, non hai che attimi prima che l’umanità decreti al Signore , l’Amato dal Padre: “deve morire perchè si è fatto Figlio di Dio”, Tu che scandisci un tempo eterno:
“da cui traggono origine e fine
le trasversali dell’infinito”.
“Se uno viene dietro di me e non odia suo padre,sua madre,…”
cioè tutti che avevano la vita difficile, es. quando genitori (o uno di loro) la massacrava dalle botte fino a che bambino cominciava odiarla, e a volte, cominciava odiare la propria vita,può essere consolato che fa bene? No, non è così.
Per primo,perchè ricordo che qua, la parola “odiare” viene tradotta male dal originale. Se ricordo bene,la traduzione giusta è qualcosa tipo-non mettere in precedenza (…) di Dio.
E per secondo- non credo proprio che Gesù pronunciava la parola “odiare”, perché parlava sempre del amore,perdono (perfino ai suoi carnefici) ;si arrabiava contro le bugie,ipocrisia, però non ha detto mai che odiava qualcuno e sicuramente non voleva che noi abbiamo questo sentimento.
Allora,non c’è da essere felici quando si odia sua famiglia, ma importante è di non amarla qualcuno più del Dio, perché Dio sta sopra di tutti noi e Lui che è la nostra strada verso Bene.
“Dopo questi discorsi,rimarrano pochi,
(…)chiunque tra voi non rinuncia a tutto ciò che ha,non può essere davvero mio discepolo”
e così sono andati via tutti altri. – SCHERZO!
Penso che anche qua, senso di discorso è sempre lo stesso (tanto si ripete spesso nel Vangelo)- Gesù non vuole togliere a noi tutto che abbiamo,ma continua a dire che non dobbiamo pensare e attaccarsi ai beni terresti.
“Liberatevi dei vostri dubbi e paure,e lasciate che la misericordia di Dio vi attiri al Suo cuore.
Aprite le porte dei vostri cuori al Dio nostro misericordioso”
Giovanni Paolo II
“Seguire Gesù vuol dire metterlo al primo posto, spogliarci delle tante cose che soffocano il nostro cuore.”
Papa Francesco
ma qui la posta in gioco è troppo alta.
Una vita ,per la Vita!
Difficile da comprendere e difficile anche da accettare,significa rinunciare a tutto quello a cui noi siamo abituati per vivere una Vita nuova ,una Vita nell’amore, una Vita che assapori come in un assaggio su questa terra,per mangiate il resto della pietanza dopo.Ma quello che ti frega è la non fiducia del dopo , il tarlo che il mondo ti mette in testa per non seguire Dio,per non entrare dalla porta stretta e seguire la via più facile e più breve di una finta felicità,dove al termine della vita resti veramente con un pugno di mosche in mano…
“Chi ama il padre, la madre e se stesso più di me, non è degno di me”
E’ un Dio geloso: “Io sono il Primo e l’Ultimo”. Vuole essere amato, cercato, scoperto: nel suo cielo, nell’intimo dello spirito e in ogni creatura. E’ presenza, un segnale d’amore su ogni vita. A noi il prodigio di lasciare spazio all’attesa finchè non bussi alla porta come avvento d’amore al nostro richiamo, e non negargli l’iniziativa d’ amare, tutti, in noi perchè:
“non è della ragione
o del sangue l’ardore
che ci fa amanti”,
a noi è il desiderio mai consumato, perchè “è già grande dono desiderare Te, quanto l’averti”, e poi, lasciarci abitare: amerai tutti in noi, anche Te stesso amerai in noi, con un amore degno dell’Amore.
L’Amore:
“Parlare con libero cuore ai fratelli
e passeggiare con Dio la sera”.
(Turoldo)
“Quanto tempo pensi che ti resti?”
Il tempo che vorrà regalarmi Dio.
Spero sia un tempo d’Amore!
Ieri sera a messa, nella mia chiesa, sono stata accolta con tanto amore!
Gesù mi segue e mi insegue, e mi aiuta a trovare amici sinceri che pregano per me a mia insaputa… questo è l’Amore che ti fa bene al cuore.
Ringrazio don Fabrizio Centofanti per il silenzio che sempre mi suggerisce! Il silenzio mi renderà,ciò, che il povero prova sempre a togliermi, ed io perdono nel silenzio.
ernestina.
nei campi e nelle piazze della Palestina
La Palestina. Può richiamare, oggi, l’immagine dei muri e del filo spinato. Nel nostro paese, i muri e il filo spinato dei centri per gli immigrati, del lazzaretto sociale ed economico in cui milioni di noi sono stati rinchiusi da una classe dirigente che di buona fede sembra averne poca. Ma anche i muri perimetrali entro cui si circoscrive il proprio mondo o la propria prospettiva, per riserva, indifferenza, ma anche per autodifesa. Perché c’è bisogno di un cuore non solo aperto, anche forte, per abbracciare per intero la realtà e trovarvi quel segno di Giona che sembra aver ben poco a che vedere con la dottrina (che, a volte, sembra non diversa da una rivista patinata), più con il volto fragile di una società in difficoltà economica, ma anche malata di solitudine, selezione e competizione. Ma la Palestina è anche la terra promessa, o almeno possibile, e una somma di migrazioni individuali da un io vecchio ad un io nuovo, che prova a guardare ‚oltre il muro‘, può trasformarsi in esodo.