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da qui
L’amore, dicevo. Pensai spesso, in quell’anno, a cosa mi convinse a imbarcarmi in un’impresa imprevedibile, rinunciando a una vita più normale: la nostalgia dello Spirito, che una volta assaporato, lascia in bocca un gusto che nulla può eguagliare. Un amore legato al dolore in modo indissolubile; ma forte come la morte è l’amore, anzi, più forte, come don Mario era solito ripetere.
Cosa sarebbe successo dopo il sì ? Cominciai a pregare per i sacerdoti che allora conoscevo, a concentrarmi su ciascuno di essi, perché trovavo essenziale incarnare la preghiera in volti e nomi, in intenzioni il più possibile precise; un’eredità ricevuta da don Mario: quanto più la preghiera è specifica, tanto più è fruttuosa, mi diceva.
Pensai di dedicare vari giorni ad ogni sacerdote, come fosse l’unico, e solo dopo mi sarei occupata di quello successivo. Era il turno di uno di essi, ma le cose non andarono lisce come le altre volte.
Difficile spiegare cosa accadde: un’angoscia profonda s’impadronì di me, come la notte del biglietto rosa; solo adesso mi rendo conto di questa coincidenza.
I giorni passavano e il disagio attanagliava il corpo e contraeva i lineamenti del mio viso, senza darmi tregua. Pensavo: passerà, non può durare a lungo. E invece non passava.
Nello stesso tempo, gli impegni di lavoro andavano scemando per ragioni indipendenti dalla mia volontà. Fu provvidenziale: in quello stato, non avrei potuto reggere i ritmi che avevo tenuto fino allora. Fra l’altro, a chi potevo raccontare ciò che mi stava succedendo?
Il direttore spirituale mi rassicurava: te l’avevo detto che dovevi aspettarti conseguenze: non temere, non sarà sempre così. Lo spero bene! gli risposi.
C’erano anche delle oasi, nel deserto. Percepivo interiormente la presenza di don Mario e le sue parole mi risuonavano nel cuore. Diceva: accogli tutto, fidati. E mi esortava ad offrire, ad entrare nella logica ardua della Croce.
In altri momenti, provavo un senso inquietante d’irrealtà, pensavo d’impazzire; solo grazie alla mia guida, e ad altri due sacerdoti con cui mi confrontavo, riuscivo a proseguire nel cammino. Mi davano gli stessi consigli, usando a volte le medesime parole, e ciò mi consolava: da sola non ce l’avrei mai fatta.

Fidati del tuo cuore anche se il mare prende fuoco.
E vivi per amore anche se le stelle camminano all’indietro.
Credi nell’impossibile ed ama con tutto te stesso,
perchè niente è più bello dell’amore…
ama finchè c’è vita,
finchè c’è un cuore di ghiaccio o di fuoco che sia,
che palpita e crede ancora…
che vuole credere ancora!
EDWARD ESTLIN CUMMING
si a volte la realtà sembra seguire un corso impersonale , freddo , insensibile ed incurante dei nostri desideri , dei nostri sforzi e delle nostre speranze ( e preghiere ) ; si è vero a volte si resta presi da un “senso di irrealtà” , perchè si ha l’impressione di essere fuori dalla realtà …
Credo sia necessario allora ricordarsi della croce , abbracciarla forte e pregare .
nino
Questo mi conferma quello che penso da sempre, anche gli Apostoli andavano due a due, ma per molti pare sia una grazia quasi impossibile trovare almeno una guida . … o forse non tutti se la meritano …
Auguri carissimi di un Santo Natale ricco di Gesù Bambino nel cuore!
Aspiro lo Spirito: “stando nella mia solitudine..e aspirando l’aria della mia brama, a Te apro la mia bocca, Signore, e aspiro lo Spirito.. Tu mi deponi qualcosa nella bocca del cuore..e allora, nel momento in cui lo ricevo lo voglio trattenere e ruminarlo” ( Guglielmo di S.Thierry), come profonda esperienza del divino.
Amore, oasi nel deserto: “luogo di confronto con gli assoluti”: parlare con Dio per poter parlare di Dio.
Dopo la lunga fuga nel deserto, Elia sotto il ginepro, riceve il pane per ristorare il corpo e l’anima e camminare 40 giorni e 40 notti fino al monte di Dio. La voce sottile di silenzio si
impronta nell’essere come : “nostalgia dello Spirito, un gusto che nulla può eguagliare” ed è quello che trasfigura e accompagnia me a Te, e me agli altri.
” E poi ancora sola
a cogliere
sospiri divini
nelle mie piccole mani”.
NATIVITA’ – E il Verbo si è fatto uomo.
Mentre i cieli altissimi straripano di Te, Amore, il tuo intero divino Paradiso trascini nella tua incarnazione, amoroso Verbo-Gesù. Amore, ti contempliamo con le nostre fattezze quando, col Padre Santo e lo Spirito Amore, sei dall’eternità divina gloria; che il cuore si accenda e arda in Te, Sposo bellissimo dell’umanità che soavemente a Te ci congiungi e rifulgendo ami, solo per “la gioia irradiante d’amare”.
Buon Natale
@ d. Fabrizio
Grazie di tutto, grazie di te, grazie dell’omelia della Notte Santa.
“Sei tutti noi e paghi per tutti” nelle sofferenze, le fatiche, le incomprensione; grazie per come preghi, per come accogli: la tua carità è la testimonianza più alta dello Spirito che abita in te.
Grazie per cercare di accendere ogni momento, come un “caldo lume” , la nascita di Gesù nei nostri cuori.
Santo, felice Natale.
stessa cosa. Limiti che il più delle volte sono legati ad un egoismo che spesso e purtroppo non riusciamo nemmeno a riconoscere come tale. Dunque, quando diventa difficile esporsi, o come ci piace dire, sporcarsi le mani, la giustificazione che si ripete ogni volta è “ognuno fa quello che può”, oppure “ evidentemente sono chiamato per fare altro”. Non c’è dunque nemmeno la volontà di provare, di andare un po’ più in là, per poi magari fallire, perché si è già così sicuri di quale sia la capacità di abbracciare il problema. Mi chiedo dunque, come si fa a fidarsi per andare oltre se non si sente nemmeno la necessità di azzardare un passo in più’? Neanche lo specchio è più sufficiente, quando il credersi sempre nel giusto ci fa sentire quasi dei santi!
Riconoscere i propri limiti per fidarsi o affidarsi o porre dei limiti alle proprie possibilità non è proprio la stessa cosa
Inizio del commento precedente!