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da qui
Per la prima volta, mi accorgevo dei miei errori fino in fondo. Le sue e-mail erano lucide, acute, come se qualcuno suggerisse, dettaglio per dettaglio, la mia vita esteriore ed interiore: un film che non sapevo d’aver recitato fino ad ora; scoprivo fin dove m’ero perso, confuso dai trucchi sottili che il nemico aveva sparso sul cammino. Mi tornava in mente la parabola della zizzania, l’azione notturna del maligno, nei momenti in cui è impossibile distinguere il giusto dall’ingiusto, il bene dal male. Per un attimo mi vidi perduto, prigioniero dei tentacoli avvolgenti di una piovra invincibile e spietata, che sapeva se stringere o allentare la sua presa, per infondere una sensazione credibile di libertà. Una logica nuova cominciava a balenare, un punto di vista da cui si scorgevano mosse e contromosse di due giocatori raffinati: la partita a scacchi fra il demonio e Dio. Da allora non ho smesso di tenerla d’occhio, seguendo, sulle sessantaquattro caselle di legno piallato, l’avanzare lento e impacciato dei pedoni, le sortite diagonali dell’alfiere, la virata insidiosa del cavallo, la marcia trionfale della torre, al servizio del Bianco creatore del mondo o del suo Nero oppositore. Chi avrebbe dato scacco matto? Un’e-mail sosteneva, con certezza disarmante, che il Progetto non sarebbe fallito. Compresi che il Bianco non impone il gioco, ma propone la mossa più opportuna: puoi fidarti o meno, assecondando i movimenti decisi o circospetti, nella spirale di combinazioni che forma reticoli intricati, fili che s’inseguono e s’intrecciano, l’incedere della Regina, mangiatrice d’uomini, che sfrutta il suo potere per colpire quando meno te lo aspetti, l’attesa pavida del Re, sempre sul punto di cadere giù dal trono. Da qualunque angolazione osservi l’andamento dello scontro, qualunque sia il succedersi di attacchi e di difese, qualunque strategia prenda corpo nelle linee orizzontali, verticali e diagonali, nel numero infinito delle possibilità, esiste una sola, incontrovertibile certezza: il risultato non sarà mai un pareggio.

“Quella mattina, nella stazione del paese sconosciuto, ti fu chiaro per la prima volta che fra te e le donne scoccava una scintilla irresistibile, e che tirarsene fuori sarebbe diventata, con l’aiuto di don Bosco o di altri santi, la partita della vita.”
F.Centofanti
“Nella vita accade come nel gioco degli scacchi: noi abbozziamo un piano, ma esso è condizionato da ciò che si compiacerà di fare nel gioco degli scacchi l’avversario, nella vita il destino.”
Arthur Schopenhauer
“il risultato non sarà mai un pareggio”
e come ultimamente devevo prendere una decisione importante, e ho detto: qualsiasi cosa decido sempre da qualche parte non sarà giusto.
“Per la prima volta,mi accorgevo dei miei errori”
sbagliare è umano, diceva mio professore. E’ bello quando ti accorgi che hai sbagliato e ancora meglio se hai la posibilità di recuperare lo sbaglio. Sbagliamo tutti, siamo solo umani. Ma anche sbagli servono per imparare.
La strettoia del peccato è l’esperienza di ogni uomo, il peccato grida al cospetto della santità di Dio ma è anche un pianto che commuove le sue viscere, perchè la pietà per la colpa è impresa divina; il Padre dei cieli ha compassione del dolore sopportato dai figli a causa della stessa corruzione e raccoglie “l’ansia che brucia per ricostruire quell’arco di unità” al suo principio, perchè: “ancora vestige tue si scorgono” nel mio disfacimento.
Avvedersi di essere nel peccato e detestarlo nell’intimo è la confessione primordiale dell’anima che si racconta senza parole, ed è già redenzione, già amore, lo ha detto Gesù per la peccatrice ai suoi piedi nella casa del fariseo e lo ribadisce S.Agostino: “Simone chiama peccatrice la donna, ma mente, perchè non lo era già più” in forza dell’amarezza delle sue lacrime e del suo amore.
“..per quando, o sorelle
sarete buttate
come un canovaccio:
verrò a raccogliervi
per fare di voi
il lino della Veronica” (Turoldo)
Da peccatori ad amanti, come la donna che scavalca regole e divieti, che scandalizza, che si fa ardimento silenzioso, si rannicchia dietro Gesù : “dietro Te rimane attaccata l’anima mia”, Amore “che sì teneramente mi ricomponesti dopo la rovina” ed è una bocca di baci e mani di carezze su Cristo.
Lo tocca.
Toccare Dio senza morire è la nuova rivelazione.
Per la prima volta, mi accorgevo dei miei errori fino in fondo.
La consapevolezza e’ il primo passo verso la salvezza se, come ha detto oggi il Papa, ci vengono perdonati anche peccati che servirebbe un camion per portarli.
Portare la nostra parte di notte,
la nostra parte di mattino.
Di immensa gioia riempire il nostro spazio,
il nostro spazio riempire di disprezzo.
Qui una stella, là un’altra stella.
Qualcuno smarrisce la via!
Qui una nebbia, là un’altra nebbia.
Poi, il giorno!
Portare la nostra parte di notte
E. Dickinson
“Per la prima volta, mi accorgevo dei miei errori fino in fondo”. E quanti se ne continuano a compiere. Resta da prendere per mano la nostra umanità, la nostra sfera psichica che non muore abbastanza, e portarla di fronte a un Amore cui abbandonarsi e fidarsi perché è il Bene.
Di tutto restano tre cose:
la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.
Fernando Pessoa
Quel gesto, che fa con la mano aperta verso di te la Vergine, è segno di perdono…. bello essere perdonati!
ernestina.
non sarà mai un pareggio ..ed il Bianco trionfa sempre
La partita che combattiamo durante la nostra vita è con il demonio non facciamoci mai dare scacco matto!