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da qui
Ascoltavo una conferenza del nostro autore spirituale preferito e mi colpì l’affermazione che è impossibile dirsi cristiani senza la presenza dello Spirito.
Un dato scontato, si direbbe; ma il mondo ci spinge su piani razionali, tecnologici, scientifici: ciò che conta è studiare, elaborare competenze, come unica via per approdare al vero. Poi si ricorre, necessariamente, all’armamentario classico della spiritualità: la preghiera e i sacramenti, la meditazione e le opere di bene. Ma l’asserzione categorica mi toccò nel profondo. Come vivere la fede quotidiana senza il soffio vitale comunicato all’uomo il sesto giorno? La scienza ne faceva a meno; si vantava di contare su criteri empirici, escludendo ogni altro aleatorio contributo. A che portava una tale impostazione, che aveva contagiato anche i credenti? A una umanità materialista, arrogante e vanitosa, nei gesti esteriori, e interiormente fragile, impaurita e diffidente, incapace di conoscere e trasmettere se stessa. Lo Spirito ricevuto da don Mario mi consentiva, miracolosamente, di raggiungere il cuore della gente; avrei dovuto lasciare che invadesse la mia vita, ne impregnasse ogni scheggia spazio-temporale, generasse una persona intrisa, in ogni sua molecola, di Dio. Il Signore voleva condurci a questa meta, passo dopo passo: l’avversario si dannava per confondere le acque, sparigliare le carte, mettere zizzania. Ma il Progetto non poteva fallire, come promesso all’inizio della storia.

“La fede è conoscenza di Cristo, un ricordo vivente dei suoi comandamenti e una verità da mettere in prattica”
Giovanni Paolo II
“Quelli che hanno accolto il Verbo e diventano sua dimora esulteranno per sempre.”
dal Salmo 5
Ciò che è impossibile alla carne è possibile allo Spirito.
Un punto da cui partire…
Sono d’accordo con te, Fabry, a dispetto dei tantissimi che non ci credono più. Perfino un agnostico confesso e professo come Shakespeare dichiarava che “ci sono più cose tra cielo e terra di quante ne conosca la tua filosofia”. Ma forse, se si è arrivati a certi punti di agnosticismo, non è soltanto “colpa” della scienza: anche la Chiesa è stata un po’ reticente a proposito dello Spirito. Ormai le descrizioni favolistiche, le parabole, le metafore, non bastano più. Ci vogliono descrizioni nuove, più concrete (ammesso e non concesso che si possa parlare dello spirito in modo concreto). Insomma: bisogna far concorrenza alla scienza sul piano dell’esegesi. La Chiesa potrebbe benissimo farlo, ne ha tutti gli strumenti. Eppure non lo fa. Si limita a predicare la bontà e la fratellanza. Ma lo Spirito è un’altra cosa.
LA PRESENZA DELLO SPIRITO
Lo Spirito Santo, miele della bocca di Dio, vincolo d’amore del Padre col Figlio, ardito volo sugli abissi della creazione a noi si muove con amore inesprimibile, fa di peccatori santi e di uomini figli, si fa voce e gemito e soave sospiro che avvolge, solleva e unisce, con ineffabile ardore, nel medesimo respiro di Dio.
Per amare di più Dio bisogna conoscerla meglio
“è impossibile dirsi cristiani senza la presenza dello Spirito”
Lo Spirito ci sta sempre con noi (intorno/ dentro di noi) , solo che spesso noi abbiamo difficoltà di sentirla. Non è la mancanza dello Spirito ma nostra mancanza di ascolto.