33. La triade

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Da quella sera, facemmo un ulteriore passo avanti. Accogliemmo la rivelazione che il punto focale era il rapporto fra di noi, condizione necessaria e sufficiente a far emergere la vera identità, a stanare le paure che solo a quel punto si potevano, insieme, scoprire e superare. La mattina dopo, i miei amici librai mi portarono i quattro, poderosi tomi della Filocalia, che avevo ordinato giorni prima e attendevo trepidante: salutai la coincidenza come un segno del consenso divino. Il titolo dell’opera – in italiano: amore per la bellezza -, era a sua volta la conferma che in quella direzione avremmo rinvenuto i beni promessi all’inizio col biglietto rosa, sintesi perfetta del Progetto. Il paradosso era che il bene scatenava la paura, scopriva le corde più intime e sensibili, rievocava sentimenti e sensazioni che ci avevano segnato, per sempre, dall’infanzia; ma ciò si agitava, d’ora in poi, sotto lo sguardo di Gesù, l’unico in grado di calmare la tempesta. Riemergeva la triade tanto cara a don Mario – amore, verità e libertà -, come fosse destinato a presiedere allo sciogliersi dei nodi, perché tutto avveniva per la sua martellante intercessione. All’alba, visitavo con fervore raddoppiato la sua tomba, quasi che, da quel simbolo di morte, potesse rifluire la vita a cui entrambi anelavamo.

7 pensieri su “33. La triade

  1. F

    DESTINATARIA DEL BIGLIETTO ROSA.
    E’ una donna senza nome e un innamoramento di Cristo, una vocazione straordinaria in questo suo estremo farsi vittima del peccato altrui in vie ardue da capire, “spesso si riconosce la profezia più tardi”, e lei, che sperimenta nella sua carne e nello spirito: “timore e tremore”, è sola “nella profonda prostrazione” come nelle tentate rese: “ardimento assurdo”? solo naturale difesa contro” l’angoscia di annientamento”: opposto di quello per cui è stata creata, e a me, che non “è concesso investicare” tanto mistero, temo sentirmi dire, da inerme spettatrice, “non hai saputo vegliare neppure un’ora con me”.
    “La dolcezza del morire/sarà così la sua venuta?”, così non è stato per il Crocefisso, il Padre non ha parlato nel suo intimo tormento, nè parla a lei, ma sigillo del suo cuore è lo Sposo Gesù il cui amore è più forte dell’inferno e la sua dilezione: fiamme, come per la colomba nella fessura della roccia. Perenne è l’incertezza di essere necessaria, di tutto rimane poco, quel poco che resta della sua piccola umanità è una perla nell’Anima divina.

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  2. gum

    Non so perche, il termine greco “kalos” evochi in me un senso diverso di bellezza rispetto a quello comunemente inteso nelle lingue vive. Sara’ un fatto di anatopea spesso legata all’etimo per cui mi vien di pensare a una qualita’ estetica penetrata pero’ dentro la persona. Belli quindi i protagonisti nel rapporto tra loro, bello il volto di chi incarna la triade di Don Mario, bella anche la morte che anela alla vita, bello più’ di ogni altro lo sguardo di Gesu’

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  3. agnese

    Non si può condizionare la propria vita dalle paure. Finchè non si affronta la paura non sì può scoprire che in realtà tutto questo non era così pauroso. E con aiuto di Dio tutto diventa facile.

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  4. pam

    Accade di essere libri aperti anche senza esserne consapevoli, forse per questo credo che il mondo sia la scoperta di un fiore nascosto, ma anche libri da imparare a leggere.
    Però una paura consegnata, affidata, è già una paura che fa meno paura. E’ la resa, la bandiera bianca, il pegno di pace perché quella paura non faccia più male né a noi né a qualcun altro. Un atto d’amore, anche quello.

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  5. robysda

    E’ una pagina avvolgente per l’anima, leggendola, sembra quasi di sentirsi spinti da un’energia speciale capace di rompere le pietre che si ostinano a murare quell’ultima porta che vorrebbe spalancarsi sulla bellezza, così bene nascosta da questa fiducia ancora un po’ sgomenta. In mezzo ancora un altro pezzo di mare, mare che di là finisce. Mare che unisce. o separa.
    Sì bello lo sguardo di Gesù, il sogno.
    “Infinito silenzio a questa voce
    Vo comparando: e mi sovvien l’eterno”
    – G. Leopardi-

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