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da qui
I frutti cominciavano a distinguersi, sui rami della vita nuova, ma lei nutriva dubbi.
Le dissi che il Signore lavorava e che nulla l’avrebbe più fermato. Aveva portato a compimento la promessa del trasferimento e avrebbe varato in tempi brevi il progetto pensato dai secoli dei secoli. Mi addolorò l’idea che persino l’eterno potesse imputridire agli occhi dell’incredulo, di chi s’impunta di fronte ad ogni ostacolo. Capivo le ragioni della sua perplessità e cercavo di tenere, almeno in parte, a freno l’impazienza: i tempi del Signore non erano i nostri, il suo era un lavoro di cesello, un restauro complesso e raffinato. Intanto mi rendevo conto di come ovunque emergessero dissidi, antagonismi, gelosie; di quanto il male allignasse nei consessi umani soltanto perché umani, e come il mondo non potesse fare a meno di spargere veleni, di attizzare focolai di rivolte e resistenze, e di come il potere sia l’unico traguardo appetibile per la fame insaziabile del cuore. Ero convinto che il mondo rinnovato sarebbe emerso dalle ceneri del vecchio, e che l’unico scenario possibile per l’avvento dell’epoca nuova fosse il fosco accumularsi di nuvole cariche di pioggia. Mi tornò in mente la domanda dell’Altissimo al giovane profeta: che cosa vedi, Geremia? Vedo un ramo di mandorlo, Signore. Hai visto bene, perché io vigilo sulla mia parola.
Ecco, era questa l’impressione, ora che gli occhi contemplavano un paesaggio differente, ora che le orecchie udivano rumori indefinibili, provenienti dalle stanze del lungo corridoio nella canonica dei preti: Dio prendeva nota di tutto, dall’alto della torre di controllo, trovava sempre il modo di guidarci sulla pista giusta, nonostante la tempesta.

IL MANDORLO SOTTO LA NEVE
Parola di Dio, vitalità, bellezza, come mandorlo vigile sotto la neve, nel tuo erompere precoce sull’universo dell’uomo.
Precorre ogni tempo il tuo eterno sillabare dove i secoli sono l’oggi che attua il tuo piano divino, dove l’incertezza approda alla tua chiarità e vi si specchia con stupore: Parola che non “tornerà a me senza effetto, senza aver operato quello che desidero”.
E Tu, Cristo, fiore vermiglio germogliato sull’albero: che un altro non v’è nella selva di foglie e di fronde a te uguale, Parola, trasparenza di Dio: Corpo più dolce del mandorlo o rosa vermiglia che attende la sua ora d’amore dopo l’ aratro degli aratori nella rugiada di sangue.
“Cristo, abisso dove s’annulla l’eterno”, in quante cattedrali il tempo Ti ha racchiuso nella Mistica Mandorla, dove ancora narri del tuo vigile amore!
Vi racconto un ricordo che ho del mandorlo in fiore . allora ero giovane e mi trovavo in Sicilia alla mia prima esperienza di lavoro in un ambiente lontano e nuovo , non facile, Ero solo, mi mancavano gli affetti della mia famiglia, della mia fidanzata che avrei poi sposato e soprattutto sentivo la necessità di una paternità che avevo perso e che ricercavo in Dio.
In un week end visitai la valle dei templi , sotto Agrigento ,tra quelle rovine mi si presentò un paesaggio incantevole che a raccontarlo non so descriverne la bellezza :una spianata di mandorli in fiore ,cosi sorprendente perchè non si era ancora in primavera. All’epoca non sapevo nulla della domanda che Dio rivolse a Geremia , e non ne conoscevo il senso . Tra le
tante difficoltà e preoccupazioni di quei momenti anch’io ero chiamato a ricercare una salvezza, la presenza della paternità di Dio che non mi abbandonava in una situazione ostile. E cosi’ è stato nella mia vita ed oggi ne faccio memoria perchè è importante non fidarsi delle apparenze , di cio che ci contrasta per farci arrendere .Il ramo del mandorlo è la novità in un paesaggio invernale , la conferma che Dio è presente e “vigila sulla sua Parola ( che è Gesù) per realizzarla” , un bel ri-cordo!
Aggiungo una antica preghiera da chiedere a Dio: Dona sempre al tuo popolo pastori che inquietino la falsa pace delle coscienze” : un modo per dire un GRAZIE a Don Fabrizio.
http://www.youtube.com/watch?v=M27L6ZCelz0
LA TEMPESTA
Con un suono di corno
il vento arrivò, scosse l’erba;
un verde brivido diaccio
così sinistro passò nel caldo
che sbarrammo le porte e le finestre
quasi entrasse uno spettro di smeraldo:
e fu certo l’elettrico
segnale del Giudizio.
Una bizzarra turba di ansimanti
alberi, siepi alla deriva
e case in fuga nei fiumi
è ciò che videro i vivi.
Tocchi del campanile desolato
mulinavano le ultime nuove.
Quanto può giungere,
quanto può andarsene,
in un mondo che non si muove!
Emily Dickinson
Trad. di Eugenio Montale (1953)
Guai se non siamo certi che il Signore ci segue dovunque e che ci aiuta nella tempesta!L’uomo deve per forza cambiare ha toccato il fondo
Davanti alle richieste che si tramutano in pretese, seppure la prepotenza riuscisse a spuntare la partita, la vera vittoria sarebbe ancora avere la forza di sorridere, pazienti, a fine giornata. anche se. Sarebbe una rivoluzione, la protesta dell’amore che sa aspettare, la certezza di chi sa, che prima o poi, troverà ascolto e risposte.
“io vigilo sulla mia parola”
ecco! perché la parola è la parola, la parola è rispetto per se stessi e per altro, la parola e l’onore.
Adesso purtroppo la gente parla, parla senza dare importanza alle sue parole, alle sue promesse. E come non mantene la sua parola, non crede l’altro alee sue parole, e non crede neanche alla Parola di Dio.
” In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio. (…)
tutto è stato fatto per mezzo di Lui
e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”
– questo è uno dei miei preferiti brani del Vangelo.
IL GIORNO PIU’ BELLO
Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.
madre Teresa di Calcuta