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da qui
L’uomo può vivere o lasciarsi vivere. E si lascia vivere cedendo ai bassi istinti, in un degrado oggettivo del comportamento, oppure svolgendo il lavoro e portando avanti la vita sociale e famigliare senza attingere al senso profondo delle azioni, a un orientamento globale della personalità. Il bene, evidentemente, è nel profondo. Cosa permette la svolta necessaria? Si tratta di un evento naturale nella crescita dell’uomo; abbiamo accennato all’idea di Jung che nell’inconscio siano presenti tendenze costruttive: l’esistenza è destinata ad aprirsi – o almeno a fare i conti – con una dimensione spirituale che non è facoltativa, e nemmeno è appannaggio di persone eccezionali, ma dotazione dell’essere umano in quanto tale. La manifestazione di tale potenzialità è collegata a esperienze inedite di gioia e di pienezza, che sconvolgono le strutture precedenti e promuovono una coscienza di sé che non si era minimamente immaginata. Sono fasi, com’è facile capire, estremamente delicate, origine di crisi e disturbi, spesso incomprese dalle persone con cui si ha a che fare giornalmente. Imparare a gestire esperienze come queste non è facile: sarebbe bene ricorrere a una guida esperta, che insegni a moderare le euforie e a sollevarsi dalle depressioni. Lo stato di grazia, infatti, è destinato ad esaurirsi, e lascia il posto a fasi, anche acute, di scoraggiamento. E’ qui che bisogna intervenire, per far capire che si affaccia un processo di crescita, un salto di qualità da cui è impossibile tornare indietro. Ciò che al primo impatto pareva un’esperienza esaltante che avrebbe eliminato ogni fatica, necessita di un’arte paziente di cesello. Superare queste prove significa morire a se stessi, inaugurare quello che per Jung è il cammino dall’Io al Sé, per il credente la marcia di avvicinamento a Dio e alla propria identità profonda. Da quest’ultimo punto di vista, si può dire che il percorso non sia condotto soltanto con le proprie forze, ma con l’aiuto della grazia, che anzi costituisce l’elemento decisivo. Saper accompagnare la persona in simili dinamiche profonde è compito delicato e difficile; una missione che oggi, purtroppo, soltanto in pochi assolvono.

Fortunatamente il credente può’ ricorrere sempre alla medicina divina, un rimedio di sicuro successo per la salute dell’anima: la parola di Dio.
” Saper accompagnare la persona in simili dinamiche profonde è compito delicato e difficile; una missione che oggi, purtroppo, soltanto in pochi assolvono.”
Come si dice ” meglio pochi ma buoni” per questo siamo qui, e stiamo camminando con Amore verso la Meta, quella che ci sarà dato di co-noscere secondo il nostro Essere.
ernestina.
Non tutti siamo fatti per fare grande opere, ma tutti possiamo avere il cuore grande, per amare, donare amore, perdonare e dare esempio come vivere in pace.
“Non conformatevi a questo mondo, non andare negli schemi di questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio.”
Papa Francesco
Ieri ho letto una frase di papa Francesco che mi è piaciuta: “Non bisogna essere cristiani di apparenza, cristiani truccati, perché quando arriva la pioggia il trucco va via.”
Dobbiamo togliere le nostre maschere dietro quali nascondiamo nostro vero Io. Riconoscendo se stessi possiamo cercare di trasformare nostri lati oscuri alla bellezza di bontà e amore. Così la nostra vita si migliora. Migliorando se stessi miglioriamo la nostra vita.