[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=VShyqHcWjPY]
da qui
Si parla spesso di vita spirituale, ma raramente si comprende cosa sia. Tante persone vivono un senso di profonda frustrazione: pregano, pregano, e non ottengono nulla; non solo, ma ogni volta l’amarezza aumenta, perché sembra di sbattere sempre contro il muro e che ogni strada sia un vicolo cieco. La religione, allora, diventa un’abitudine stanca e trascinata, fatta di vuote devozioni, di riti che non dicono più nulla. E’ come un matrimonio fallito, in cui si continua a convivere, ma senza più gioie o motivazioni. La fede degenera in superstizione, si riduce a una scommessa pascaliana, a un “io speriamo che me la cavo” che smarrisce anche il minimo aggancio con lo spirito.
La Tradizione dei Padri ci porge una sapienza secolare, da noi spesso – e purtroppo – ignorata. Gregorio Palamas, per esempio, ha scritto due scarne paginette (Tre capitoli sulla preghiera e la purezza del cuore) in cui c’è una sintesi perfetta della vita spirituale, tutto ciò che bisogna sapere per non incorrere nella delusione dei nostri maldestri tentativi. Lui parla di tre passi indivisibili: l’uomo contempla, è contemplato e ascende a Dio. Tradotto: l’uomo guarda, insieme con Dio, dentro se stesso; riconosciuto il suo peccato e pentitosi di esso, si rivolge al Signore in una preghiera libera e sincera.
Ci voleva tanto? Sì, occorrono anni per capirlo e, soprattutto, viverlo. L’importante è arrivarci.

Si legge speranza qui. Grazie.
http://youtu.be/FDnov9ZTSX8
Non è cosa facile il portare la mente al suo triplice stato, nel quale rimanendo una, contempla, è
contemplata e ascende a Dio nella preghiera.
Dimorare a lungo in questo stato dal quale scaturisce qualcosa di indescrivibile, è molto difficoltoso.
L’impegno per l’acquisto di qualunque altra virtù, è in suo confronto agevole e facile.
Per questo motivo molti, rifiutando la strettezza della virtù della preghiera, non ne arrivano ad
acquistare la vastità del dono. A coloro che invece persistono è promesso il più grande intervento
divino che li rende forti ad affrontare e sopportare quanto loro verrà richiesto. Quest’opera divina li fa
andare avanti con quella gioia che rende superabili le difficoltà e conferisce alla loro natura il potere
angelico che dà il potere di compiere ciò che è al di sopra della stessa natura. Il profeta afferma: “Chi
ha fiducia in Dio rinnova la sua forza, stende le ali come l’aquila, corre e non si affatica, cammina e non
si stanca”.
verissimo!
forse bisogna sostituire a dio, la parola amore.
così togliamo ogni alibi agli atei e ai credenti tutti
certo che tu sei una fonte incredibile di conoscenze
e io che mi sarei morta senza conoscere sto gregorio, davvero fico! 🙂
bacio
la fu
lo riporto integrale perchè è stupefacente e una botta di vita!
grazie grazie grazie 🙂
GREGORIO PALAMAS
Tre capitoli sulla preghiera e sulla purità del cuore
1. Essendo Dio la bontà stessa, la misericordia e l’abisso senza fondo di dolcezza, essendo oltretutto ciò
che può venir nominato o pensato, chi raggiunge l’ unione con Lui partecipa alla Sua grazia.
L’unione con Lui si compie acquistando le virtù divine, e attraverso la preghiera e l’implorazione.
La comunione operata dalla virtù rende chi è diligente, idoneo a raggiungere l’unione divina, ma non è
essa che l’effettua; l’intensa preghiera con la sua energia santa compie la ascesa dell’uomo a Dio e
l’unione con Lui.
L’essenza della preghiera è l’unione dell’essere dotato di intelligenza col suo Creatore, quando le sue
azioni vanno oltre le passioni e i pensieri passionali mediante l’ardente contrizione.
Finchè la mente è soggetta alle passioni l’unione con Dio non è possibile. Rimanendo la mente in
questo stato non può ricevere la grazia di Dio con l’aiuto della preghiera. Nella misura in cui rifiuta i
pensieri passionali, acquista la contrizione. In proporzione alla contrizione riceve il conforto
misericordioso e, permanendo con umiltà in questi sentimenti, riuscirà a trasformare la parte
concupiscibile dell’anima.
2. Quando l’unicità del pensiero diventa triplice, per l’unione alla divina Uni-Trinità, vengono chiuse le
porte ad ogni possibile smarrimento, peccato ed errore, essendo ormai il pensiero al di sopra delle forze
carnali, del mondo e del principe di questo mondo. Fuori dei suoi agguati il pensiero dimora raccolto
in se stesso e in Dio, gustando quella gioia spirituale che sgorga dall’interno. Esso diventa triplice, pur
rimanendo nella sua unicità, quando ritorna in sè stesso e dal suo intimo ascende a Dio.
Il pensiero discende in se stesso per mezzo dell’attenzione su di sè, ascende a Dio per mezzo della
preghiera.
Quando esso dimora in questo raccolto stato mentale e nell’ardente ricerca di Dio, interiorizzando i suoi
contenuti vagolanti con uno sforzo intenso di autocontrollo, si avvicina mentalmente a Dio, incontra
l’inesprimibile, gusta la vita futura e conosce con apprensione spirituale quanto è buono il Signore,
come il Cantore dice nei salmi “Gustate e vedete quanto è buono il Signore”.
Non è cosa facile il portare la mente al suo triplice stato, nel quale rimanendo una, contempla, è
contemplata e ascende a Dio nella preghiera.
Dimorare a lungo in questo stato dal quale scaturisce qualcosa di indescrivibile, è molto difficoltoso.
L’impegno per l’acquisto di qualunque altra virtù, è in suo confronto agevole e facile.
Per questo motivo molti, rifiutando la strettezza della virtù della preghiera, non ne arrivano ad
acquistare la vastità del dono. A coloro che invece persistono è promesso il più grande intervento
divino che li rende forti ad affrontare e sopportare quanto loro verrà richiesto. Quest’opera divina li fa
andare avanti con quella gioia che rende superabili le difficoltà e conferisce alla loro natura il potere
angelico che dà il potere di compiere ciò che è al di sopra della stessa natura. Il profeta afferma: “Chi
ha fiducia in Dio rinnova la sua forza, stende le ali come l’aquila, corre e non si affatica, cammina e non
si stanca”.
3. Per pensiero intendo anche l’attività della mente: essa comprende i pensieri e le intellezioni; e per
mente va inteso anche quella facoltà che la Scrittura chiama “cuore”. Attraverso il suo potere la mente
(la più importante facoltà umana, l’anima interiore) pensa. In essa pratichiamo la preghiera e in tal
maniera l’attività della mente e i pensieri vengono purificati con agevolezza.
L’anima dalla quale i pensieri nascono diventa pura quando tutte le altre sue facoltà sono purificate.
L’anima è una, ma molteplici sono le sue facoltà; se il male si annida in una di esse tutta l’anima ne
risulta inquinata; l’anima pur essendo una e semplice ha le facoltà in reciproco rapporto. Siccome
ciascuna facoltà opera in azioni differenti, può succedere che mediante una speciale attenzione e
diligenza, una di queste azioni si riveli temporaneamente pura. Da questo non si può concludere che
tutta la facoltà sia pura; essendo in correlazione con le altre potenze, l’azione compiuta può essere più
inquinata che pura.
Se invece, mediante una speciale attenzione e diligenza durante la preghiera, l’azione della mente si
rivela pura ed acquisisce, gradualmente, l’illuminazione della comprensione e la contemplazione
mentale, e comincia a considerarsi purificata, può ingannare se stessa e cadere nella menzogna;
quest’inganno aprirà la porta al nemico sempre pronto a sedurci.
Invece, riconoscendo l’inquinamento del proprio cuore, esso non si esalta per una momentanea azione
pura. Vedrà sempre più chiaramente le opacità delle altre facoltà animiche, progredirà nell’umiltà,
accrescerà la compunzione e il cordoglio, e troverà i rimedi efficaci per ogni potenza dell’anima.
Purificando con le opere la sua parte attiva, la mente con la conoscenza, la parte contemplativa con la
preghiera e, per esse, approdando alla perfetta e stabile purezza del cuore e della mente, l’anima
raggiunge il frutto delle azioni giuste, della costante contrizione, della contemplazione e della preghiera
che anima la contemplazione.
Filocalia Vol. 4 p 123-133
Plotino diceva: “Afele panta” (togli via tutto). La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di non rivolgersi a Dio per chiedergli qualcosa.
L’uomo “E’ CONTEMPLATO” da Dio,”misericordia e dolcezza”, in un atto infinito d’amore che si specchia nella sua creatura con beatitudine, perchè “L’Amore è elezione a diffondersi”.
L’uomo contempla perchè è contemplato.
@ funambola
Grazie per la preziosità del testo integrale di G. Palamas
Ieri il prete diceva nella omelia, che noi spesso siamo come sordo muti o ciechi, è il nostro peccato che ci toglie la vista e chiude orecchie per vedere e sentire Dio.
io credo che ci voglia tanto tutte le volte che ci guardiamo da soli come narciso…fatti solo di terra, un corpo di pura materia e dimentichiamo che ci è stato “soffiato lo spirito “:che ci rende Figli , parte sopranaturale capace di relazionarci con Dio e quindi anche pregare sulle nostre tante fragilità: E’essenziale guardarsi dentro “insieme con Dio” ,altrimenti dove andremmo ? da soli non ci arriviamo ! “Tu ,Signore, eri davanti a me ;ed io nvece mi ero allontanato da me stesso ; e non mi ritrovavo ; ed ancora meno ritrovavo Te (Confessioni).Le parole di S. Agostino mi danno speranza ed anche Papa Francesco chiede sempre di pregare per lui perche si riconosce peccatore .Ecco il mio punto d’incontro : io mi riconosco peccatore ,e vivo e domando a Dio ,ogni giorno, di “fare la sua volontà” : ,riconosco di non farcela ma almeno ci provo. Basterà ?
ciao f 🙂 prego, ho gugolato ed ecco fatto
don fabrizio è un pozzo di scienza! mi sento intimidita, a volte! 🙂
speriamo tu sia femmina! 🙂
questi pensieri sono da sballo, potresti soffermartici un’eternità
la differenza fra essere servi inutili e servi dell’amore sta tutta in questo pistolotto sublime
e i pensieri di questo gregorio sono di una perfezione geometrica ed essendo essenziali sono pensieri universali e del nostro tempo, attualissimi, ora come allora, come sempre e per sempre.
l’Amore ti abita per miracolo e poi ti lascia un solco incancellabile
la sfida fra essere servi inutili e servi dell’amore è quotidiana
io faccio così, mi metto di fronte all’altro cercando di diventare lui e chiedendomi cosa desidererei fosse fatto per me e tutto diventa più chiaro e l’amore diventa guida sicura e potente.
sono fortunata perchè ho il tempo del silenzio, quello necessario per raccogliermi e sfidare la serva inutile che è in me…invece, riconoscendo l’inquinamento del proprio cuore, esso non si esalta per una momentanea azione
pura. Vedrà sempre più chiaramente le opacità delle altre facoltà animiche, progredirà nell’umiltà,
accrescerà la compunzione e il cordoglio, e troverà i rimedi efficaci per ogni potenza dell’anima.
Purificando con le opere la sua parte attiva, la mente con la conoscenza, la parte contemplativa con la
preghiera e, per esse, approdando alla perfetta e stabile purezza del cuore e della mente, l’anima
raggiunge il frutto delle azioni giuste, della costante contrizione, della contemplazione e della preghiera
che anima la contemplazione.
…è una sfida esaltante dove l’umiltà è la condizione sine qua non
insomma…una tremendamente magnifica narrazione! un romanzo infinito
chissà che successo ebbe questo pò pò di uomo! 🙂
ti bacio
la funambola
@ funambola
Hai riposto bene la tua speranza nel mio essere femminile.
Bellissimo il tuo tempo del silenzio dove ti specchi nell’Amore e la sfida di specchiarti nell’altro.
Anche questo serve alla meditazione per giungere gradatamente alla contemplazione.
Ti rimando i baci e grazie.
Pregare, parlare con Dio è un po’ come trovarsi nel silenzio, nel buio, da soli. Ma quando noi stiamo nel buio e silenzio da soli, con il nostro cervello ogni rumore immaginiamo le cose spaventose.
Ma parlare con Dio è come ascoltare nel silenzio battito del cuore, è come trascinarsi con cuore la meraviglia del silenzio.
Parlare con Dio non è chiedere nostri desideri, ma ascoltare cosa dobbiamo fare noi per essere felici. Perché Lui è la nostra guida.