
Leggere i messaggi ci faceva bene. Era come abbeverarsi allo spirito che trascende il tempo, che vede oltre la nostra precaria contingenza. Molti li ritenevano inautentici, per la loro ripetitività: sembravano banali, inutili, noiosi. Noi avevamo compreso il senso nascosto della ripetizione, la dinamica del male che si trasmette, appunto, ripetendo, replicando se stesso, il cattivo infinito in cui l’anima trova una sicura perdizione. Per questo la Chiesa esorta a recitare preghiere ritenute anch’esse inutili e banali, perché non fanno altro che ripetere: il rosario, per esempio, o la preghiera di Gesù, immortalata nei racconti del pellegrino russo. “Pregate col cuore”, diceva Maria nei suoi messaggi: era l’antica verità dell’unione tra pensiero e sentimento, che sempre più si radicava nella nostra esperienza quotidiana. Il male del mondo si annidava nella divisione tra corpo e spirito, mente e cuore, nel rincorrere obiettivi materiali lasciando indietro l’anima, anch’essa sentita come inutile e banale, retaggio di epoche arcaiche e non più replicabili nell’oggi. Ma l’urgenza era l’adesso, come aveva compreso l’autore geniale del Vangelo di Luca, in cui riemergeva ad ogni passo proprio questa parola: oggi vi è nato un Salvatore, oggi questa parola si è compiuta nelle vostre orecchie, oggi la salvezza è entrata in questa casa, oggi sarai con me nel Paradiso. Il mondo era chiuso nel carcere del suo tempo diviso; a noi il Signore spalancava la porta dell’eterno. E questo eterno eravamo chiamati ad annunciare.

Eterno
Tra un fiore colto e l’altro donato
l’inesprimibile nulla
Giuseppe Ungaretti
…a noi il Signore spalancava la porta dell’eterno. E questo eterno eravamo chiamati ad annunciare.
E’ bello pensare a questo “noi”, unità di cuore e di spirito, unità di intenti, che ci lega al di là delle differenze e ci fa essere,insieme, Chiesa.
“Non ho che l’oggi per amarti sulla terra”
S. Teresa di Lisieux
Dacci “oggi” il nostro pane quotidiano: la somma Preghiera contempla “quel” momento temporale , quasi che il rapporto con il Padre prenda vita nella dimensione del “mentre”…così come la Grazia.
Ripetuta nel tempo ( inteso da noi come misura finita) resta perciò unica e infinita come lo Spirito da cui discende.
Diamo spazio al tempo per pensare e ricordare, progettare e recuperare, molto spesso senza vivere il momento, perdendone l’intensità, il significato, il senso. Il dono della vita, nella sua autentica bellezza, si rischia di sminuirlo in una corsa infelice in cerca di felicità. Continuando a cercarla, senza accorgerci di averla persa l’attimo prima.
https://youtu.be/7wfYIMyS_dI