
Non riesco a smettere di guardare questa foto. Tu, su una specie di banchina, con la valigia, che guardi chissà dove. Il mare è a circa un metro, attraversato dai riflessi delle case tipiche che colpivano la nostra fantasia. Sullo sfondo, la costa punteggiata dal bianco delle abitazioni e un cielo a macchie più blu man mano che vanno verso l’alto. Due imbarcazioni si sfiorano: una si avvicina, l’altra – un motoscafo – sta prendendo il largo.
Se mi chiedo perché mi attiri tanto, quest’immagine, affiorano risposte prevedibili: te ne sei andato, con la tua valigia. La meta non era il paese, come sembra, ma il cielo laggiù, con le diverse sfumature di lontananza o vicinanza a Dio. Il mare – l’inconscio – replica i colori della vita, delle finestre dai battenti verdi, delle tende che ombreggiano negozi e ristoranti, degli attici e degli alberi che spuntano più in alto, come ciocche di capelli scuri. Le sagome, nell’acqua, risultano distorte: la risonanza nascosta delle cose ne coglie dettagli rinnovati, sensi alternativi. Forse, partendo, sei diventato più presente, mi hai consegnato una valigia piena di istruzioni, ricevuta dalle mani di Dio. La banchina è un’altra volta il punto d’approdo, un tuo ritorno senza interruzioni, privo dell’ansia di una falla che può aprirsi da un momento all’altro: per un edema, un ictus, o il diabete in agguato, come un serpente velenoso in mezzo all’erba. Il motoscafo ti ha condotto qui, la barca di Dio che sparirà tra poco, oltrepassando il bordo della foto.
Ecco perché lo sguardo non riesce a staccarsi dall’immagine: c’è una vita più reale di quella che continua da quest’altra parte; c’è un cielo più tangibile di quello che intravedo oltre la tenda della mia finestra, tra le ciocche di capelli degli alberi, là in fondo.

…e quel viso che sorride,non si sa bene a chi o per cosa;
Sembra proprio soddisfatto,
sembra accennare ad un incontro felice
…eccomi, sto tornando all’ “Origine”…
ho portato a termine la mia ‘missione’..
Arrivi e partenze danno senso alla vita; sono la vita.
A caratterizzare la foto (peraltro bellissima, molto pittorica) è il suo abito scuro, elegante, in pieno contrasto con il luogo tipicamente marino.
Se ne deduce che, se sta arrivando, non resterà; se sta partendo, andrà molto lontano.
Trattenerlo è fuori dalla nostra portata; probabilmente se ne è già parlato allo sfinimento e ora sarebbe insopportabile essere lì per un ultimo saluto.
Meglio tornare a casa e capire bene, tenerci stretto e poi imparare ad accrescere e a donare, tutto ciò che ci ha lasciato.
Quando una foto non è soltanto una foto.
Bellissima pagina.
@Clown
“capire bene, tenerci stretto e poi imparare ad accrescere e a donare, tutto ciò che ci ha lasciato.”
D’accordissimo con te!
Il cielo è così alto che sembra spesso irraggiungibile, di più quando si cade; a volte, invece, lo si tocca, ascolta, ti arriva quasi una carezza ,una voce a darti gli occhi giusti. Vero, il solo guardare in alto non basta: è soltanto un grazie per questa vita regalata che è un viaggio di prova per il grande viaggio.