
Il mio appartamento è ridotto a una stanza, nella quale deve entrare tutto. Non è facile convivere con una vista fissa sulla citrosodina – presente in ben due confezioni -, con un metro estraibile che non si usa ma è bene conservare, con un borotalco spray creato per rimuovere macchie che rimangono lì (e resta inspiegabilmente pure lui).
Davanti a me c’è la serie di fiale Tredimin soluzione orale, che dovrebbe riesumare la vitamina D. La fila prosegue sui ripiani a destra, tra quei bioregolatori indispensabili che sono i libri.
In questo senso, c’è una parte di me che si prolunga nella mansarda dell’edificio ospitante, in cui abbiamo trasferito i volumi provenienti dalla biblioteca del Centro giovanile, e che ora attendono qualcuno che li doti di scaffali.
Sul letto ci sono un piumino e due coperte, che d’estate non so dove riporre. Prima di dormire, li sposto sulla sedia: riti quotidiani che celebrano la caducità del tempo e dello spazio, e acuiscono l’anelito agli ampi locali del paradiso prossimo venturo.
La statuetta della Madonna di Medjugorie è mezzo coperta dal Symbiotic GSE, integratore a base di fermenti lattici, frutto-olisaccaridi e principi vegetali, da prendere in contemporanea con il Broncho-Vaxom, che si sporge sull’angolo della scrivania, simbolo muto di una salute in bilico.
Sul modulo a sinistra, in alto, campeggia un’immagine enorme di don Mario: sorride con un dente solo e si commuove, in quell’impasto di riso e di pianto che è l’icona della sua vita inimitabile. Quando lo guardo, riesco a mettere insieme cose lontanissime: la confezione di saponette in offerta speciale, il presepe argentato racchiuso in una mano, la scatola vuota del tom tom…

In quella scatola vuota la chiave di tutto: il “tom tom” dal cielo ad indicare la via.
Alle volte la vita sembra rinchiudersi in un orizzonte ristretto, fatto di eventi
piatti ed insignificanti.
Com’è importante in quei momenti alzare lo sguardo per incontrarne un altro, quello di Qualcuno che ci ricorda il senso più alto dell’esistenza, la trama che lega anche l’atto più banale con l’eternità.
Ti auguriamo di guarire prestissimo, Fabrizio! così avrai anche un minimo spazio libero dai medicinali.
Fabrizio caro, hai scritto un testo delizioso! Ma sono in angoscia: sei malato? Allora 1000 Auguri di rapido recupero!