Duetto


La vita è un canto a due voci. L’equivoco, che può protrarsi per anni, sta nel cantarsela da soli, nel modulare all’infinito una voce che magari incanta, convince, sprona a grandi azioni, ma ha quel vizio di fondo: fare da sola.
Il cammino dell’uomo, per usare un’espressione consacrata dall’ebreo Buber, è una ricerca ostinata, a volte disperata, di un tesoro che sta sotto la stufa, nella cucina di casa: è l’immagine geniale con cui Buber ci ricorda che il nostro perderci in rotte sempre più esotiche, strambe e inconcludenti, è una fuga dall’incontro. Gesù lo spiega bene attraverso la sua polemica coi riti: non serve a nulla lavarsi le mani fino al gomito, come facevano i giudei, se si dimentica il contenuto dell’azione, cioè l’incontro, appunto, con Dio.
L’esistenza è un moltiplicarsi di gesti apotropaici, con cui vorremmo attingere a una sorta di salvezza personale. Un giorno, però, sentiamo l’altra Voce, e ne restiamo finalmente presi, affascinati. È l’intimità con Dio, che comincia a trasformare i nostri vizi in virtù. Di queste, la più decisiva è, come s’è detto, non cantare da soli.
La vita è un duetto in cui le voci s’intrecciano, si fondono, fino a diventarne Una più bella, l’unica che davvero ci appartiene.

3 pensieri su “Duetto

  1. ema

    Quando saremo due saremo veglia e sonno
    affonderemo nella stessa polpa
    come il dente di latte e il suo secondo,
    saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
    come i cieli, del giorno e della notte,
    due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
    come i tempi del battito
    i colpi del respiro.
    Quando saremo due non avremo metà
    saremo un due che non si può dividere con niente.
    Quando saremo due, nessuno sarà uno,
    uno sarà l’uguale di nessuno
    e l’unità consisterà nel due.
    Quando saremo due
    cambierà nome pure l’universo
    diventerà diverso.

    (Erri De Luca)

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  2. N&N

    Di queste, la più decisiva è, come s’è detto, non cantare da soli.

    Bellissima e originale questa definizione di umiltà!
    Molto bella anche la sottolineatura sull’intimità con Dio come generatrice della trasformazione interiore: la virtù non come atto morale, ma come frutto naturale di un incontro d’ amore.

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