Lamenti


Potremmo recriminare per tante, troppe cose. Ognuno di noi ha una lista di sfoghi, rampogne, rinfacci da estrarre al momento più opportuno, per smorzare le tensioni.
È come se avessimo all’interno un registratore di cassa che non si lascia sfuggire il minimo difetto. Il guaio, poi, è quando gli aspetti negativi si sommano, e sommandosi si aggravano, fino a diventare intollerabili: allora l’esplosione è inevitabile.
È bene non rimuovere le sensazioni di disagio: Teresa d’Avila suggeriva di passare sempre per la stanza della conoscenza di sé. Anzi, è proprio questa trasparenza a rendere possibile il giro di boa, a capire che lo sfogo non basta, che ogni frustrazione è un appello all’accoglienza del diverso, una scommessa sul fatto che resta l’essenziale, anche se perdiamo tutto, anche se la nostra immagine è andata in mille pezzi.
Dirò di più: è questa, in realtà, la condizione per uscire dall’ego, dalla prigione in cui ci siamo rinchiusi per paura, pigrizia, avidità.
Ancora una volta, è la scarnificazione il criterio della crescita divino-umana, non c’è altra possibilità “di passare all’altra riva”.
Quando ciò è avvenuto, voltandoci indietro, non ci sembra più possibile che i lamenti di prima provenissero da noi.

5 pensieri su “Lamenti

  1. pio papi

    questa scarnificazione è il pozzo di S. Patrizio…senza fondo… è una continua ricerca…sperando che ci porti a Lui..

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  2. N&N

    La scarnificazione, mentre la vivi, dà una sensazione di dolore e a volte addirittura di morte, quindi generalmente si tende a rifuggirla. Eppure è inseparabile dall’amore. Quante volte ci si impunta su cose che, voltandosi indietro, appaiono banali, ma che intanto hanno inciso negativamente sulle nostre relazioni, quando sarebbe bastato riflettere un po’ di più per evitarlo.

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  3. marilena7

    “Hai mutato il mio lamento in danza,
    la mia veste di sacco in abito di gioia,
    perché io possa cantare senza posa.
    Signore, mio Dio, ti loderò per sempre”.
    Salmo 30

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