
Prima o poi ce ne andiamo, si toglierà il disturbo. Deposte le armi, si guarderà una vita per quello che è stata al di là degli interessi, dei conflitti forieri di scintille, focolai e perfino incendi rimasti indomati. Sarà il momento in cui si staccheranno, a una a una, le impalcature messe su dalle emozioni, le passioni parziali, le prospettive ridotte al contingente. Incroceremo il bivio di cui ci parlarono quel prete, quella suora, o la nonna impegnata nell’impresa di farci addormentare. Decideremo se andarcene per forza, col retrogusto amaro del rimpianto, travolti da una forza che ci schiaccia; o scivolare, invece, in un abbraccio in cui tutto in una volta confluirà l’amore contrastato, ferito, rinnegato. Lo intravedremo come una pianta appena nata, il geranio che resiste in pieno inverno, un mandorlo che sboccia con la neve, come l’ardente profezia piantata nel gelo della morte. Allora non saremo interessati alle parole della gente, ai mormorii distratti nel fondo della chiesa, alle parole di prammatica, dette per dovere. L’ultimo respiro sarà quello del calvario, un grido d’amore in grado di respingere l’assalto finale del maligno.

Hai ben immaginato quello che potrebbe essere il momento che precede la partenza verso altri lidi. Personalmente mi sono da tempo molto interessato ad immaginare l’arrivo verso altre…spiagge. Il mondo astrale, la Terra di Smeraldo ed i suoi sette sotto-piani, dove si dovrà transitare ed ove le emozioni continueranno ad esserci ancora compagne almeno fino a quando sarà il momento di accedere al piano Mentale! Un mondo affascinante, quello sottile, in cui sarà possibile ovviare alle tante inutili e dispersive appartenenze che ci condizionarono..
Apprezzo molto le tue riflessioni che mi danno anche spunto per eventuali prossimi post sul mio blog!
Un saluto! Franco
Dipende da quanto abbiamo fatto vivere lo Spirito in noi…Sicuramente avremo rimpianti…e all’ultimo il combattimento finale, non a caso si chiama agonia …Signore salvaci…
Accettare l’abbraccio ultimo, senza scegliere quando e come, segno d’amore per l’Amore; che onore presentarsi davanti all’Altissimo, chiamati da Lui, nella nostra misera sofferenza. In ogni caso non è chi resta colui che ha la carta vincente e la facoltà di emettere sentenza. Nel proprio silenzio ciascuno può pregare perché un altro bocciolo spunti nella neve.
Passato prossimo, un titolo che fa riflettere: e’ davvero malamente conclusa, ad oggi, l’azione di questa insulsa vita?
Forse è’ il caso di darsi da fare nel futuro prossimo anzi, nell’immediato presente.