
C’è una domanda che ritorna sempre: chi sono? Se lo chiede Leopardi, nel canto notturno straordinario, struggente, del pastore errante; Rodolfo, il poeta squattrinato di Puccini; l’anonimo autore del Gnothi seautòn (conosci te stesso), inciso per sempre nella pietra del tempio di Apollo, a Delfi. È l’interrogativo di ogni uomo, ogni donna, forse ogni bambino, che osserva con timore la luna enorme e rossa, pensando che preluda alla fine del mondo (succedeva a me).
Quanto dura la ricerca? Quante volte ci si illude che una risposta sia esaustiva e invece bisogna partire dal principio?
Ecco: il principio. È qui che possiamo scorgere una traccia più sicura di ciò che perseguiamo.
In principio era il Logos: la ragione, la logica, il Progetto. Solo se ritrovo le radici, il punto esatto in cui è stata concepita la mia storia, prima che il mondo fosse, molto prima che Leopardi e Rodolfo scrivessero poesie, e ancora prima che una mano ignota incidesse una scritta sulla pietra del tempio antico di un dio, prima di ogni pensiero, parola, opera e omissione, c’era l’Inizio.
Se mi connetto, se torno a quel momento fuori del tempo, se riconosco d’essere me stesso nell’abbraccio dell’Altro, allora, finalmente, sarò in grado di rispondere.

Non è tanto l’inizio, ma vedere la storia del Regno come unità, la Bibbia è unico libro, dove riferito al Tempo abbiamo la creazione, la redenzione e la parusa, Tutti i doni che Dio ci ha creato perfino suo Figlio e l’altra prospettiva è il progetto, iil piano,, malgrado le guerre, i conflitti siamo chiamati a collaborare in comunione ognuno nel nostro ruolo con l’aiuto degli altri strumenti sempre donati i sacramenti. Domandiamoci cosa possa fare io per la costruzione del regno!
Io sono
Io sono colui che guarda al di là,
dall’alto della sua finestra
e vede i monti, la pianura, il mare
e quella linea continua che li delimita dal cielo
e non muta mai.
Io sono colui che s’incanta e affascina vedendo il giorno divenire notte
e da ogni tramonto si aspetta un giorno diverso.
Io sono colui che crede in Dio, grande, immenso e infinito come l’universo e si sente piccolo tra tutte le cose del creato.
Io sono colui che scruta nel cielo buio la stella più luminosa,
pensando che ognuno ne abbia una sin dalla nascita.
Io sono colui che ha sofferto la vita invitando la morte,
scoprendo così la gioia di vivere.
Io sono colui che ha amato amori diversi:
per la vita, per la madre, per il padre,
per le sorelle, per la moglie, per la passione, per gli insetti e,
il più grande, per i figli.
Io sono colui che pone mille domande alla vita
ed ha ottenuto poche certezze.
Io sono ciò che la vita mi ha donato
e vivo in ciò che ho creato.
Io sono colui che non vuole avere un nome,
sono polvere pensante e polvere tornerò.
Io sono colui che in questo momento di amarezza
affida il proprio passato al vuoto candido di questa pagina.
Wislawa Szymborska