Lo statuto


Vogliamo essere pensati, amati, curati. C’è in noi una sorta di pretesa, un diritto acquisito chissà come, un dovere dell’altro di corrispondere ai nostri desideri. All’alba della vita è un dato certo: se non fossimo assistiti con tali prestazioni, ne usciremmo segnati. È il dramma dell’infanzia abbandonata, o maltrattata.
Crescendo, i termini si invertono: è a noi che viene chiesto di dare. Impariamo a cavarcela da soli, a credere normale che l’altro non ci pensi.
Eppure, in qualche parte del cuore, rimane lo statuto del neonato: l’essere oggetto di uno sguardo amante, mai distolto da lui. Più tardi, facendosi strada una saggezza nuova, affacciandosi al mondo dello spirito, si capisce che il bambino ha indovinato: quello sguardo esiste; sono gli occhi del Cristo, che non ci lasciano nemmeno per un attimo.

[l’immagine è tratta da un’opera di Marko Ivan Rupnik]

3 pensieri su “Lo statuto

  1. N&N

    Bellissimo questo passaggio dagli sguardi allo Sguardo!
    L’Iinesauribile desiderio del bambino interiore di essere guardato e amato, in questo modo non viene represso bensì elevato e, finalmente, pienamente colmato.

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  2. ema

    Se tu mi guardi con i tuoi occhi
    dai quali mi viene incontro la tenerezza
    e se io guardandoti con i miei occhi
    ti faccio spazio dentro di me,
    in questo incrocio di sguardi
    che riassume milioni di attimi e di parole,
    in questo scambio silenzioso
    che per entrambi è guardare e lasciarsi guardare,
    in questo penetrare l’uno nell’altro
    nel tempo con benevolenza,
    ci è dato tessere la reciprocità di questo amore
    e forse la gratuità.

    Pablo Neruda

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  3. pio papi

    soddisfare i nostri bisogni…la mamma, lo sa bene, a qualunque età, siamo suoi figli e non ci abbandona mai, senza fare elucubrazioni sul merito…e se ci fosse anche un mamma che…Lui è sempre fedele…vuole il nostro bene…

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