A PROPOSITO DI “PADRE DELLA NOTTE” DI ROBERTO KUNSTLER

di Jonathan Giustini

Ci sono come delle lame affilate che squarciano il cielo. E c’è una luce che cammina sempre innanzi agli occhi. Una luce che intravedi, molto davanti a te. Le corri dietro. Ma forse nemmeno corri. Cammini, guidi, passeggi. Lei è sempre un passo davanti a te. Non scappa, non fugge, ma non si fa nemmeno afferrare.

Non è un grido. Non si tratta di una sera e nemmeno di un’alba.

Ascolto questa canzone che si chiama Padre della notte e mi rendo conto che racconta di un percorso di rivelazione, di epifania nei pochi minuti del canto.

E dunque voglio parlarvi sempre di arte, ma attraverso questa volta il canto e la sua luce.

Per una delle più straordinarie preghiere in musica che attraversano il canto italiano. E ne vedremo poi brevemente anche un piccolo storico excursus. Così per connotare, denotare e tracciare i confini di una storia di musica e scrittura.

Roberto Kunstler la scrisse, anzi la cominciò a scrivere nell’oramai lontano 1989.

Pochi versi a matita su di un foglio, come spesso cominciano tutte le avventure poetiche e musicali di questo grande poeta.

Un canto di improvvisazione che lentamente, pazientemente poi nel corso del tempo prende forma e sostanza. Arriva alla sua vera rivelazione di canto e dunque di preghiera.

Insieme a lui, al suo autore originario, si unisce a poco a poco Sergio Cammariere che con Roberto Kunstler molte avventure in musica ha condiviso.

L’andamento del brano curiosamente si costruisce a partire da un embrione iniziale a cui poi si sovrappongono delle sostituzioni armoniche.

Dalla semplicità iniziale le onde musicali si allargano e quasi per un effetto dolce e dirompente al tempo stesso di eco messo in musica, di onde concentriche, la canzone si allarga, cresce, come un sassolino scagliato sulla superfice piatta di un lago, dal cui cozzare con le acque si generano delle onde sempre più larghe. Non fragorose, Ma abbacinanti

Come se da quel nucleo iniziale, grazie al quale parte il canto e dunque la canzone, il respiro si allargasse con lo scorrere dei moduli musicali, del loro stesso concentrico farsi e riprendersi, dilatarsi dolcemente.

Nel video musicale che illustra la canzone, video realizzato dallo stesso Kunstler e che vi linko alla fine in questo file per consentire di capire meglio il mio ragionamento, ci accorgiamo che tutto è già in cammino. Che insomma è come se la canzone non avesse un inizio vero e proprio, ma fosse già iniziata prima di noi, antecedentemente al nostro ascolto.

Padre della notte dunque possiede un mistero. Fa eco a se stessa. E riprende un canto già iniziato ancora prima di cantare.

Questo è un fenomeno come di risonanza magnetica e mesmerica che raramente si verifica nelle canzoni. Ma quando si verifica vuol dire che siamo davanti ad una vera ispirazione spirituale.

Non è infatti un caso che questo brano, vera e propria preghiera laica, sia stata per ben due volte eseguita alla Sala Nervi durante il Concerto di Natale in Vaticano e nel 2013 divenne tema centrale per Il cortile dei Gentile durante un incontro al Maxxi di Roma dedicato alla Musica e alla visione.

Strano destino invero per una canzone.

Un brano rimasto troppo sepolto ancora nelle secche dell’inconsapevole magma collettivo. E che spero con questo breve scritto di contribuire a far conoscere ulteriormente.

Vorrei riportarne dunque il testo.

PADRE DELLA NOTTE

Padre della notte /Che voli insieme al vento/Togli dal mio cuore /La rabbia ed il tormento/

E fammi ritornare/Agli occhi di chi ho amato/Quando è poca la speranza/Che resta nel mio cuore

Padre della notte/Che le stelle fai brillare/Tu che porti vento e sabbia

/Dalle onde del mare

Tu che accendi i nostri sogni/E li mandi più lontano/Come barche nella notte/Che da terra salutiamo

E fammi ritornare /Tra le braccia di chi ho amato/Quando è vana la speranza/Che resta nel mio cuore

Quando è poca la speranza/Che resta nel mio cuore/Dammi una pace limpida /Come un limpido amore

Padre della notte /Ovunque è il tuo mistero/Dentro ogni secondo/Come in ogni giorno intero

Tu che hai dato a noi la fede/Come agli uccellini il volo/Padre della terra/ Padre di ogni uomo

Padre della notte/Della musica e dei fiori/Padre dell’arcobaleno/Dei fulmini e dei tuoni

Tu che ascolti i nostri cuori/Quando soli poi restiamo/Nel silenzio della notte/Solo in Te noi confidiamo

E fammi ritornare /Tra le braccia di chi ho amato/Fammi ritrovare un giorno/L’amore che ho aspettato

Quando è poca la speranza/Che resta nel mio cuore/Dammi una pace limpida /Come un limpido amore

Padre della notte /Che voli insieme al vento/Togli dal mio cuore /La rabbia ed il tormento

E quando un giorno sta finendo/Quando scende giù la sera/Fa’ che questa mia canzone/Diventi una preghiera.

Come avete letto le parole sono semplici, dirette, invocano, descrivono, cantano e pregano loro stesse. Il padre della notte esiste, ovunque è il suo mistero. E’ un fatto assodato, certo, incontrovertibile. Lui accende le luci in cielo e porta la sabbia dal mare. E’ intorno a noi. Ci ha regalato la fede come il volo agli uccelli. Lui, il padre della notte, è il solo ad ascoltare i nostri cuori nel buio della notte. E’ il solo che è veramente capace di farlo. A lui ci confidiamo E possiamo dunque, teneramente, ingenuamente, serenamente chiedergli, come fa il cantautore in questa canzone, anche di farci ritornare tra le braccia di chi abbiamo amato. Anche solo per ritrovare un amore aspettato da tempo. E dunque lo stesso antico amore, ma in fondo un nuovo amore. Ed è bellissimo qui il canto, con questo quadro sul finale che denuncia a volte la poca speranza e chiede una pace limpida, come un limpido amore.

Il cantante e la sua voce non hanno paura di sdoppiarsi, ripetere i  concetti. Di giocare con rime semplici e profonde: Vento come tormento, sera come preghiera.

Tutto il dire, il cantare alla fine per confessare un desiderio recondito e se vogliamo anche ardito, ma ardito come arditi sono sempre certi grandi poeti: fai il miracolo, padre della notte, rendi questo mio canto una preghiera.

Il percorso qui si ribalta e il canto diventa dunque agnizione, potente conquista del volo. Desiderio di preghiera e speranza di trasformazione.

A volte più facile che la preghiera si trasformi in canto. Ma questa volta il poeta è al servizio di un desiderio più alto, più sublime. Ha visto una luce. E’ in cammino. Sente tutto attorno a sé, la presenza del Padre e cosi ardisce chiedergli la grazia di trasformare il suo canto, appunto, in preghiera.

Non pago filma cosi le sue emozioni e invocazioni

https://www.youtube.com/watch?v=4dLZqRdGusgPenso che Padre della notte sia un passaggio fondamentale, oggi, per chi voglia conoscere e capire come e quando la musica italiana ha fatto i conti con Dio e si sia o meno trasformata in preghiera. Poi sono arrivate Ovunque proteggi di Vinicio Capossela e qualche anno prima Smisurata Preghiera di Fabrizio De Andrè.

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