
di Jonathan Giustini
Ci sono come delle lame affilate che squarciano il cielo. E c’è una luce che cammina sempre innanzi agli occhi. Una luce che intravedi, molto davanti a te. Le corri dietro. Ma forse nemmeno corri. Cammini, guidi, passeggi. Lei è sempre un passo davanti a te. Non scappa, non fugge, ma non si fa nemmeno afferrare.
Non è un grido. Non si tratta di una sera e nemmeno di un’alba.
Ascolto questa canzone che si chiama Padre della notte e mi rendo conto che racconta di un percorso di rivelazione, di epifania nei pochi minuti del canto.
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