
di Rosa Salvia
Desidero in primo luogo ringraziare Fabrizio Centofanti che mi ha proposto di curare questa rubrica di poesia contemporanea a cadenza settimanale. Non mi nascondo la difficoltà di ricondurre la selezione a un criterio oggettivo, del tutto illusorio a mio avviso, perché la poesia non è né uno stato d’animo a priori né una nicchia per pochi eletti né una realtà a parte né una realtà migliore.
Essa è una lingua aperta e plurale che, come scrive Andrea Cortellessa (nella premessa al saggio “Giovanni Raboni – La poesia che si fa – Cronaca e storia del Novecento poetico italiano (1959-2004)”, Garzanti, Milano 2005), “in sé non esiste – esiste soltanto, di volta in volta, e ogni volta inaudita, ogni volta irrepetibile e irrecusabile, ogni volta identica solo a se stessa, nelle parole dei poeti”.
E ancora: “Rimpiazzare il fantasma della poesia con la poesia in carne e ossa. Questo ha sempre cercato di fare Giovanni Raboni critico e pensatore di poesia”.
Dunque faccio mie queste riflessioni di Andrea Cortellessa e dò inizio a questa mio percorso dai confini irregolari al fine di tracciare esperienze distinte e passioni comuni.
Il mio primo convinto invito alla lettura è la raccolta poetica della giovanissima Eleonora Rimolo La terra originale, LietoColle 2018.

La qualità che più sorprende nella giovanissima Eleonora Rimolo è la fermezza della tessitura stilistica: la precisione del suo andare a capo, l’equilibrio finissimo delle soluzioni metrico-sintattiche. Ogni sequenza, nella breve densità del suo procedere, si risolve in un unico strut-
turatissimo movimento, in cui brevi sintagmi si annodano entro una trama di riprese e di
variazioni per via di scarti, scatti improvvisi, ricongiungimenti. La sensazione è che ogni incipit richieda una sua conclusione imminente, necessaria, febbrilmente invocata fin dal suo porsi, ma anche che ogni conclusione ingiunga con altrettanta urgenza un nuovo ricominciamento (…)
dalla Prefazione di Giancarlo Pontiggia
*
Come scende la vita queste scale
come si sottrare all’incontro, come
affonda dentro la ferita cava, pulsante
quando terminato il giorno guaisce
il cane disperato col seme in eccesso.
Vorrei che fossi tu, vorrei
che nulla restasse inviolato,
bere quando trabocca ed infine
ubriachi, prossimi alla partenza
con le code che salutano e le lingue
asciutte, noi educati viaggiatori noi
bestie turbate, incontaminate.
*
I ciliegi in Via Tufara si gonfiano di petali,
riempiono di latte le pance dei contadini,
spezzati nella schiena ad ogni solco.
C’è un punto dietro la curva a picco sul golfo
dove si tengono stretti gli amanti di vecchia data,
i buoni amici, le volpi affamate: lì deve bagnarsi
anche la vegetazione, la recinzione scompare quando
il calore batte i tetti e finalmente riesci
a sederti, guardare crescere da soli i tuoi frutti,
riposare nel silenzio di un nuovo raccolto.
*
Per ogni traccia
che si riteneva perduta, di passaggio
o di maturazione del lutto,
per ogni solco scavato dalla guerra
io mi inchino alla coincidenza
di tutti i miei opposti, rivali stanchi
amanti sotto il nome tuo.
*
Ho saputo della mareggiata al di là
delle colline, ho sentito il sale nella gola
che ora infiamma e mi tiene muta
dietro questi schermi. Mi manca sedere
sulle barche rovesciate, sentirmi giovane
insieme a te, seguire la danza dei pescatori
rapita dal loro rigido metodo antico: tenere
le reti con le dita trasformate in tronchi,
avere sogni tiepidi, gli occhi sempre
in basso o in alto mai a metà dell’orizzonte,
lamentare cantando il ritorno del padre.
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Eleonora Rimolo (Salerno, 1991), laureata in Lettere classiche e Filologia moderna, è dottoranda in Studi Letterari presso l’Università di Salerno. Sue precedenti pubblicazioni: il romanzo epistolare
Amare le parole e le raccolte poetiche Dell’assenza e della presenza, La resa dei giorni e Temeraria gioia. Importanti e numerosi i riconoscimenti letterari sia per i volumi editi che per testi inediti. Dirige la sezione on line della rivista Atelier. Ha pubblicato saggi e recensioni su “Misure critiche”, “Sinestesie”, “Rassegna della letteratura italiana”.

Gentile qui si citano Giancalrlo Pontiggia Andrea Cortellessa tutta gente che con la poesia nn ha nulla da dire o da dare. Disapplausi invece alla poetessa che nn conoscevo, atelier …. lasciamo stare ‘sta notte ho avuto uno scontro con Marco Merlin [Andrea Temporelli] che finisce così. nel caso suo/vostro ‘lamentare cantando il ritorno del padre’ bé … Pascoli lo abbiamo letto tutti.
abbracci giorgio stella
io sottoscritto giorgio stella x quando Ve ne possa […] mi levo dalla sottoscrizione.
Centofanti é un grande parrocco e poeta ma devo andare da solo.
abbracci a tutti loro.