
da Requiem
Oh padre padre che conosco ora,
soltanto ora dopo tanta vita,
ti prego parlami, parlami ancora:
io fallita come figlia, fuggita
lontano un giorno, e lontana da allora,
non so niente di te, della tua vita,
niente delle tue gioie e degli affanni,
e ho quarant’anni, padre, quarant’anni!
***
Per otto giorni, otto notti nere,
immobile, schiacciato sulla schiena…
Più giù, ancora più devi cadere,
non ci sono più limiti alla pena…
Tu non potevi più nemmeno bere
e chiedevi come era la mia cena,
quel po’ di vita ancora di doveri
era per noi, per noi i tuoi pensieri.
da Poeti italiani del secondo Novecento, Milano, Mondadori 1996, p. 967.

Profondamente bella e commovente.
Grazie.
Profondamente dolorosa, immensamente bella .
L’ha ripubblicato su Paolo Ottaviani's Weblog.
Notevole, ottimo livello, prossima ai grandi Fausto