Poesia italiana del XXI secolo

Anna Belozorovich è nata a Mosca nel 1983. Ha scritto in russo, in portoghese, in italiano. Ha concluso un dottorato di ricerca in Scienze del testo presso ‘Sapienza’ Università di Roma, dove attualmente è ricercatrice e docente di lingua russa. Ha curato la rubrica “poesia dal mondo” per la fanzine online “Versante ripido”. È autrice di diverse pubblicazioni in prosa e in versi, tra cui il poema L’uomo alla finestra (Besa, 2007), il romanzo 24 scatti (Besa, 2015), le raccolte poetiche Qualcosa mi attende (LietoColle, 2013) Il pesce rosso (Il seme bianco 2017), Il debito (LietoColle, 2017). Ha tradotto dal russo e curato i volumi Poesia (Lithos, 2015) di Kazimir Malevi?, Asja (Croce, 2018) di Ivan Turgenev, Il ragazzo di guttaperca (Croce 2020) di Dmitrij Grigorovi?.  Nel 2019 è uscita la sua monografia Dal ventesimo meridiano: Migrazione, violenza e scrittura femminile, tra Est e Ovest europeo (Lithos).

Sasso

Ma oggi, se mi chiedi quanto ho perso

lungo il mio cammino (“Quanto hai perso?”)

non lo saprei quantificare in oro né in ore.

Ti dirò solo che è tanto da cambiare

chi sono oggi (“Chi sei, oggi?”) e non so

più raccontare o definirlo, da allora.

Come un setaccio ho raccolto acqua

e ho lasciato ch’il destino mi attraversasse,

nel ventre d’indomabile indifferenza.

(“Qual era il tuo destino?”) C’era un destino?

Forse m’attraversava il sogno che viveva il corpo

mentre la mente realizzava l’esistenza.

Oggi, se tu mi chiedi che cos’è la vita

io ti dirò (“E che cos’è la vita?”) è un sasso.

Si porta appresso e si tiene stretto in mano,

da ruvido talvolta si trasforma in liscio,

basta. (“Cosa ci posso fare?”) Quando è liscio,

trova dell’acqua piatta e lancialo lontano.

trova dell’acqua piatta e lancialo lontano.

Da Qualcosa mi attende, LietoColle, 2013

*

Il pesce rosso

E il pesce rosso senza quello sguardo giallo

diventa tutto un grande cuore rosso

pulsa e si stringe e si infrange, solo;

piange invisibile nell’acqua.

Senza i ricami e i fiori disegnati

dall’unghia che sfiorava il suo cielo,

senza i vortici che, senza preavviso,

lo trasformavano in fiamma ballerina

ruota, al sicuro, e scopre senza fondo

il vuoto piccolo nel quale, solo, ruota,

sempre identico e sempre senza rotta,

un rosso inutile senza lo sfondo nero.

Da Il pesce rosso, Il seme bianco, 2017

*

Principio dell’eternità

Le note gocciolano come aghi da cucito

sfuggiti, sparsi ovunque, persi;

un gesto solo, e l’animo è lanciato.

Ma resta, vibra il giorno nel pensiero,

di pioggia pronunciata in fretta,

parole addossate al dopo, soldi,

notizie dal mondo, polipi ingordi,

creta. Principio dell’onnipresenza.

Poi, tu, e io con te, carezzi e trema

la realtà come uno specchio d’acqua.

E mi precipito verso l’interno, cado

là dove un cuore o altro mi disegna,

là non c’è fondo e io, là, non possiedo.

Un verso slitta dalle labbra piene,

le dita inciampano le une sulle altre.

E nulla resta. Principio dell’eternità.

Da  Il debito, LietoColle, 2017

Il linguaggio della Belozorovitch è sempre concreto, senza cedimenti alla letterarietà, con un rispetto costante della sintassi del parlato; rare le inarcature, pochissimi gli iperbati o le costruzioni irregolari; una dizione composta e misurata che si concentra su immagini realistiche e determinazione di pensiero, fino ad imprimersi espressionisticamente con rapide inversioni di marcia e di senso; il verso è spesso ipermetro, solo eccezionalmente si indulge al verso breve favorendo la misura più lunga con intento, spesso, argomentativo. Ne deriva una poesia che punta sul significato, usando la parola come strumento per una sua amplificazione; un andamento più ritmico che musicale, una parola che cerca più lo scavo interiore che d’indurre stupore.

(Fabrizio Bregoli)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *