Cento modi per chiamare o nessuno
di Raffaela Fazio
Chi scrive poesia conosce bene un esercizio paradossale: lo sforzo (ripetuto, mai esaurito) di dire il silenzio attraverso le parole, e di far entrare nelle parole un’anima di silenzio.
Proprio sulla tensione irrisolta tra parola e silenzio si concentra la seconda sezione del mio libro A grandezza naturale. 2008-2018 (Arcipelago Itaca, 2020), intitolata “Cento modi per chiamare o nessuno”. La video-lettura proposta ne presenta alcuni testi (una più breve selezione è riportata qui sotto).
Alla fine, su questa pagina, ho voluto inserire una poesia “fuori dal coro”, appartenente a una vecchia raccolta (Per ogni cosa incompiuta, MEF, 2008), per dar voce all’unica parola in grado forse, nel quotidiano di ciascuno, di innescare il cambiamento.
Sulla scogliera scoscesa
sull’ultima zolla indivisa
dove è confitta la tua bandiera
resta.
Contro il petto fatti serrare
come uno scudo
contro la tempesta.
Solitudine
resta.
*
Piantato contro i loquaci
mi piace
l’albero che non prende forma
ma segue il respiro del cielo
e del cielo culla
instancabile
l’orma.
*
Esercizio
Sono qui (come una volta a scuola)
a scomporre il difficile
in più innocue parti.
E sbaglio.
Invece di scindere il dettaglio
arto per arto, dovrei scavalcare
il cadavere riverso
non prenderti
parola per parola
ma uscire incontro al fuoco
saltando tutto il verso.
*
Ho cento modi per chiamare.
Con un fiocco
un neo
un profumo di stagione.
Gli uomini miei simili
rispondono al mio cenno.
Solo gli alberi del parco
non lo fanno.
Quando li chiamo
? se chiamo e sono altrove ?
nulla si muove.
Come fiutassero
un vuoto, una finzione.
*
E in fondo a tutto, in noi
respira
una vita più cara
come un bambino portato
attraverso le soglie
notturne, addormentato:
una vita più forte
che ignora
l’invecchiare dei segni
nei burroni della parola.
*
Sillabare.
Quando si crede che la linea è finita
bisogna ricominciare.
Imparare di nuovo
a lasciarsi cadere
sulle labbra il suono.
E poi leggere le cose
a voce alta, vedi
perché si alzino in piedi.
In punta di piedi.
***
Ancora
ti mando una parola.
“Sì”
sillaba che cangia.
Frangia
che tocca appena terra.
Su me
finora l’ho portata.
Vedi
ci sono nodi
dolci e secchi
come i rintocchi
di una pendola.
A farli
c’è voluta tutta una vita.
A scioglierli
forse
basterebbe un dito.
(da Per ogni cosa incompiuta, MEF 2008)
