“È come se io / rinascessi al tramonto”: su “Ineluttabile incontro di sguardi” di Milena Ri

 

di Alessandro Burrone

“È come se io / rinascessi al tramonto”: su Ineluttabile incontro di sguardi di Milena Ri (L’erudita – Giulio Perrone Editore, 2022)

 


Dunque, usiamo la pagina come uno specchio, intanto. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci ascolti, vi arriviamo per questo. Dobbiamo dirci qualcosa, intorno è piattume o incredibilmente bello. Fissare un ricordo. Come in un dialogo con se stessi, si passa dal tu all’io, e la domanda finale è grido:

 

“Vivrai sempre per altro, e con altro in testa. 

Qual è il mio destino? Rassegnarmi? 

Combattere? Ma con quali forze? 

Anche perché la vita non ha senso se non la si racconta a qualcuno, no?!”

 

Il titolo ripercorre l’intero viaggio della raccolta: ineluttabile significa inevitabile, contro cui non si può lottare, qualcosa che alla fine vince e ci vince; una dichiarazione di resa, allarme: ho perso. 

 

“La vita è 

come un porto; partenze e arrivi […]

E poi, una luce lontana che sa di speranze nuove.”  

 

 

Andando a capo si cercano nell’ulteriore che si percepisce tra verso e verso, si ridefiniscono e si ricordano i propri confini interiori. Perché chi prova a vivere sente il naufragio, come scrive Ri stessa, e con la determinazione aumenta lo smarrimento. Un distico secco e silenzioso, fa intuire. “Pozzanghere piene / di lampi di vita.” 

 

Si scrive perché nel pantano qualcosa succeda. Perfino in inglese – o ringraziando l’intero Belgio – ogni risorsa sfruttabile, anche i versi di un cantautore – purché arrivi questo qualcosa. Il mare sembra capire il nostro surriscaldamento, con uno sguardo

 

“Oh mare, annega i miei pensieri, 

purificami per un nuovo viaggio. 

Tu, portami via…”

 

 

*

 

Qualsiasi cosa può andare bene per consolarci, anche un pensiero volatile che cade sulla pagina, per qualcuno lontano: “Sotto la stessa luna.” 

 

Ricerchiamo “radici indissolubili” che possono essere, forse, una porta che si apre, all’improvviso. La scrittura è confessione e svuota, è un fare spazio. Permette questa apertura, spinge e invita all’ascolto, a una vita più piena.

 

 

“Quando le foglie smetteranno di morire 

e riprenderanno vita,

sara? allora che ci rincontreremo.

Tra un’alba ed un tramonto, 

accompagnati dal rumore del mare.

Sara? in un cielo infinito di stelle 
che ci riperderemo, ancora.”

Questo filo del momento che torna a fuggire – per sentirsi vivi – richiede un raccoglimento, un seme, una traccia che non si perda, anche per quando ci saremo persi, per i persi. “C’e? chi vaga e chi va e basta. / Io vado e basta.” 

*

“Esseri umani falliti, sopraffatti e vinti / dalla vita, non ancora pronti ad / accettare la loro sconfitta”, ossessionati dal proprio ego continuano “vendendo menzogne”. Nella confusione della contemporaneità, e delle lingue matrigne, un tonfo di sasso nell’acqua: 

“…voi, / avete mai pensato di volere un’anima?” 

Avete mai chiamato la luna con la lettera maiuscola? O mai avuto notti infernali, o il coraggio di ammetterlo? 

*

L’intelligenza è merce che siamo abituati a vendere e comprare. Quante entrate eclatanti, quanto rumore e poi “solo fumo”, infatti, come cani che si mordono la coda. Forse la corsa è un’altra.

Parallelamente, nel viaggio si va per terre sconosciute, ma è legittimo chiedersi per quale ragione, e quale battaglia interiore ci abbia spinto a lasciare il nostro paese? 

È come un profumo, il segnale di qualche desiderio più profondo, la scia di un obiettivo più alto: che la vita prenda “le sfumature dell’Immenso”, come i colori del capolavoro di un cielo al tramonto che pur così diversi, e ricchi, riescono a stare insieme. Come la voglia di partire, che “non si esaurisce mai” nonostante le molte partenze (“Ed a volte è meglio perdersi che / ritrovarsi”, leggiamo altrove). O la natura “disarmante”. (“E? come un profumo: c’e? l’essenza, / l’attrazione. Ma dopo un po’ non resta / piu? nulla, tutto inizia a svanire.”)

Ascoltare allora quando è il momento giusto, quello di colpire e quello di ritirarsi.  

“E? calata la notte. Luci di case e di 
lampioni in lontananza.
E? da tempo che non sentivo il vento 
fresco sulla pelle.”

 

*

 

Così, sono tante le strade per cui Milena Ri ci porta, e che invito i lettori a percorrere, dandosi il tempo una volta di ascoltarsi, scandirlo “attraverso albe e tramonti”.  

 

Scrivendo, fragili, si rovesciano i pensieri sopra la carta, come inchiostro ad asciugare, libero di farsi macchie disordinate e incoerenti; si passa lievi sopra le ferite ancora aperte, per vedere se si possano già scoprire, o se a guardarle si dileguino – oppure necessitino ancora protezione; si insiste, perché la pagina, al contrario, non scappa. 

 

Quello della bellezza è di fatti Un difficile viaggio, come recita il titolo emblematico di un recente libro di Giampiero Neri (Ares, 2022). È una fatica aggiunta alla normale fatica. E mentre tutti corrono, chi si ferma soffre, spesso doppiamente. Siamo come le stelle in questi memorabili versi:

“Le stelle sono intrappolate in cielo,
tra braccia di alberi che tendono verso l’alto
senza raggiungerlo”

 

“Ho malinconia di cose non vissute” è la battuta finale di questa raccolta segnata da singolare coraggio; malinconia, è un altro nome della ricerca di verità che sola riesce a renderci liberi e vivi. E che si inscrive in due sguardi che non si incrociano solamente, ma sentono l’ineluttabilità del loro incontro, irrequieti trovando infine riposo. 

 

Molti infatti pensano che capire qualcosa equivalga a prenderla, e non sanno che capire veramente è donarsi.

*

 

Lascio un’ultima immagine, tra le tante affascinanti e profonde della raccolta:

 

“Era un lampione spento in piena citta?,
un’alba dietro un cancello chiuso a
chiave.”

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