
Il cinema quantistico si è occupato anche dell’Aldilà. Uno degli esempi meglio riusciti è Storia di un fantasma – A ghost story (2017) di David Lowery. Qui è il fantasma che lentamente prende consapevolezza di essere dentro un loop circolare. Esiste un punto in cui incrocia sé stesso nel suo pellegrinaggio circolare. L’idea geniale del film è raffigurarlo secondo l’iconografia tradizionale, con lenzuolo bianco e fori neri, senza far perdere di credibilità e commozione alla storia. L’intuizione che sta dietro questo nuovo filone è mettersi dal punto di vista del fantasma. E se fosse lui a spaventarsi per la nostra presenza? Ad inaugurarlo è il capolavoro di Manoj Night Syamalan, Il sesto senso (1999) (interessante è anche The Visit del 2015). Ci resta il dubbio che il dottor Crowe, lo psicologo che indaga sulla capacità del piccolo Cole di sentire la presenza di fantasmi, sia egli stesso uno spettro. Proprio questa è la terribile scoperta della signora Grace (Nicole Kidman) in The Others (2001) di Alejandro Amenàbar.
Secondo alcuni, il film del regista spagnolo s’è ispirato liberamente al racconto di Henry James Il giro di vite. Esplicito, invece, è il richiamo a questo libro del film di Jack Clayton del 1961 The Innocents, Suspense nel titolo italiano, con Deborah Kerr che esalta l’atmosfera di mistero del racconto. Questo stato di costante sospensione tra diverse dimensioni, tra una realtà tangibile e supposta e uno stato sconosciuto e minaccioso avvicina questi film ad un altro, apparentemente molto diverso per trama superficiale. Eppure, anche in The Lodge (2019) della coppia Veronika Franz e Severin Fiala, si ripropone lo stesso triangolo di paura tra una figura di matrigna-governante e due bambini misteriosi. D’altra parte, è forte la suggestione tra queste atmosfere e l’immaginaria esistenza di un bardo, cioè di una condizione intermedia di passaggio tra la vita, la morte e quello che ci potrebbe essere dopo.
Non sono mancati film che hanno cercato di esplorare la possibilità di prove scientifiche dell’esistenza di questa zona liminale. Ne vanno segnalati due per una loro intrinseca plausibilità, Hereafter (2010) di Clint Eastwood, ispirato lateralmente dagli esperimenti di Scole (la cittadina dove si sono svolti nel 1993), e il più recente La scoperta (2017) di Charlie McDowell, in cui Robert Redford interpreta uno scienziato che è riuscito a misurare la sopravvivenza di uno stato di coscienza dopo la morte. Dietro l’angolo ci aspetta l’accusa di credulità. La risposta è semplice. A molti piace crederci. E questo piacere, per molti inspiegabile, sta proprio nella sospensione che avvolge tutte queste storie. Lo ha spiegato molto bene Jorge Luis Borges scrivendo di Dante e del conte Ugolino. Quello che è accaduto nel Carcere della Fame, Dante ha voluto che lo sospettassimo solo, non che lo pensassimo. Guarda caso, Borges cita proprio Il giro di vite di James: “è questa oscillante imprecisione, questa incertezza è la strana materia di cui è fatto” questo dramma. E di questa stessa materia sono fatti l’arte e il mistero della fede.
