Frammenti di Cinema # 89

 

di Pasquale Vitagliano

Ci sono film come quelli ispirati al Grande sonno, tratto dal romanzo di Raymond Chandler, che sono diventati cult e hanno dato origine anche ad un genere come il cinema Hard Boiled. Sono diventati talmente canonici da aver originato alla fine, per contrasto, numerosi tentativi di decostruzione. Sullo stesso piano, ma con un’operazione diversa, ci muoviamo con una storia che è diventata una vera e propria messa in abisso, a conferma che il cinema, specie quello grande, racconta sempre sé stesso. Anche in questo caso la fonte è un libro, Il talento di Mr. Ripley, romanzo di Patricia Highsmith. Ne esistono, infatti, molte versioni. A far riemergere questa storia è la riuscita mini-serie Netflix, Ripley, diretta da Steven Zaillian. La versione più famosa, tuttavia, resta quella di Anthony Minghella del 1999, con una particina persino per Fiorello. La prima versione al cinema è del 1960. Il film è francese, girato da René Clément e con Alain Delon, col titolo Delitto in pieno sole. Negli anni 2000 sono usciti addirittura due adattamenti: uno nel 2002 Il gioco di Ripley con John Malkovich, diretto dalla nostra Liliana Cavani, e Il ritorno di Mr. Ripley del 2005 con Barry Pepper, di Roger Spottiswoode. Per l’esattezza, si ispira al romanzo Il sepolto vivo, secondo di una saga di cinque romanzi con lo stesso protagonista. Analogamente, a L’amico americano di Wim Wenders del 1977, ispirato ad un altro titolo della stessa serie.

Se allarghiamo l’oggetto di osservazione scopriamo che il tema di dottor Jekyll e Mr. Hyde, dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson, è il film con il maggior numero di adattamenti, 20 a partire dal 1920; seguito da Cime Tempestose di Emily Bronte con 16 e Il gobbo di Notre Dame de Paris di Victor Hugo con 10. Se, invece, prendiamo in considerazione i remake ufficiali il record è raggiunto dal film È nata una stella, con quattro, negli anni 1937, 1954, 1976, 2018. Questa volta alla base non c’è un libro ma un soggetto e una sceneggiatura originale. La versione più famosa è quella di George Cukor che consacra nel 1954 Judy Garland. Il film che può essere considerato il più influente nella storia del cinema è, infine, Rashomon di Akira Kurosawa (1950) di cui non si contano richiami, citazioni e adattamenti. È la conferma che se la chiave dell’arte moderna è la riproducibilità, come aveva intuito Walter Benjamin, il tratto della cultura post-moderna è la riscrittura.

 

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