Frammenti di Cinema # 93

 

Due uscite estive del 2025 introducono questo frammento dedicato ai film tratti da libri di narrativa. Ma partiamo da Il maestro e Margherita (2024), di cui è uscita una versione molto ben riuscita del russo Michail Loksin. Alla 82^ edizione del Festival di Venezia poi è stata presentata la versione de Lo straniero di Albert Camus del regista francese Francois Ozon. Del romanzo di Bulgakov ricordo la versione con Ugo Tognazzi del regista serbo Aleksandar Petrovic, di cui, però, resta memorabile solo il tema musicale di Ennio Moricone. Più degna di nota è lo straniero interpretato da Marcello Mastroianni nel film di Luchino Visconti (1967). Tornando al tema generale, tutti questi film traggono ispirazione, più o meno libera, da un testo narrativo, romanzo o racconto che sia. E ogni volta tra gli spettatori e non solo si rinnova la disputa abituale: meglio il film o il libro? Difficile, dunque, farne una classifica, se non di gusto personale. Di due grandi trasposizioni, per esempio, è stato interprete supremo Gregory Peck, come il capitano Ackab in Moby Dick (1956) di John Huston e l’avvocato de Il buio oltre la siepe (1962), diretto da Robert Mulligan, tratto dal romanzo omonimo di Harper Lee. Huston firma anche la versione cinematografica del Libro per eccellenza. La Bibbia (1966) viene girato anche a Cinecittà, scritto con la collaborazione di uno sceneggiatore italiano, Ivo Perilli. Con un canone opposto, lo ha preceduto nel 1964 il capolavoro assoluto di Pier Paolo Pasolin, Il Vangelo secondo Matteo.

Due saghe di grande successo hanno alla base un libro: Il Padrino di Francis Ford Coppola e Il Signore degli Anelli: la prima parte nel 1972, ispirato al libro Mario Puzo, che, come spesso è capitato, partecipò alla sceneggiatura; la seconda è una trilogia diretta da Peter Jackson, partita con La Compagnia dell’Anello (2001), ispirata all’opera riscoperta e rivisitata di J. J. R. Tolkien. Due film culto sono diventati più celebri dei rispettivi romanzi d’origine. È il destino di Blade Runner (1982) e di Fahrenheit 491 (1966). I loro registi, Ridley Scott e Francois Truffaut, almeno tra il grande pubblico, sono più famosi dei corrispondenti autori, Philip K. Dick e Ray Bradbury. In Italia la scelta è ancora più difficile. Chissà se il più grande film di letteratura sia Il gattopardo (1963) di Luchino Visconti o Il conformista (1970) di Bernardo Bertolucci, rispettivamente tratti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Alberto Moravia. Visconti firma un’altra chicca, Le notti bianche (1957) di Fedor Dostoevskij, interpretato ancora da Marcello Mastroianni; mentre Alberto Lattuada firma Il cappotto (1952) di Nikolaj Gogol con un gigantesco Renato Rascel, alla cui scrittura partecipa un poeta meridionale, Leonardo Sinisgalli. Lattuada gira anche un film tratto dal romanzo La spartizione di Piero Chiara, Venga a prendere il caffè da noi (1970). Negli anni ’70 sono stati numerosi i rifacimenti di romanzi o racconti di Piero Chiara, il quale, quasi sempre, fa capolino come comparsa. Anche lo scrittore Paul Bowles chiude il Thè nel deserto (1990) di Bernardo Bertolucci con il suo breve monologo sulle poche volte in cui siamo stati felici. E se lo siamo stati davvero lo dobbiamo anche al cinema.

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