
di Pasquale Vitagliano
La famiglia nel bosco è diventata famosa nel 2025. Mamma australiana e papà inglese hanno tre figli e scelgono di vivere in Abruzzo come neo-rurali in un casolare. Sono diventati famosi perché i servizi sociali hanno denunciato le condizioni igienico-sanitarie e il mancato inserimento sociale dei minori, portando all’allontanamento dei bambini su decisione del giudice. Le suggestioni cinematografiche sono numerose. Il richiamo più diretto è a Captain Fantastic (2016) diretto da Matt Ross. La storia è sovrapponibile, con qualche differenza di qualità. Il padre (Viggo Mortensen) con i propri sei figli non festeggia il Natale, ma, al suo posto, la Giornata di Noam Chomsky, il filosofo radicale. Manca la madre, che nel frattempo si è suicidata, sofferente a causa di una profonda crisi depressiva. In Abruzzo la mamma, invece, è la figura centrale e dominante. Si definisce una guaritrice spirituale, gestisce un proprio canale di YouTube e le sue consulenze sono a pagamento. Ci viene in mente La madre di Andy Muschietti del 2013. Qui due bambine vengono ritrovate nel bosco dopo essere scomparse. Come sono riuscite a sopravvivere da sole? Intanto, sono diventate due ragazze selvagge. Chissà se dietro Il ragazzo selvaggio (1970) di Francois Truffaut ci sia la stessa tragica e misteriosa storia. In entrambi i casi, è evidente e forte lo scontro tra natura e civiltà nell’evoluzione di un essere umano.
La famiglia nel bosco ci ha fatto conoscere l’esistenza dei “neo-rurali”. Non sappiamo, in realtà, quanti siano le persone singole e le famiglie che hanno fatto questa scelta estrema. Numerosi, invece, sono negli Stati Uniti i nomadi, anche per affinità storiche e tradizionali, tanto che un’inchiesta giornalista del 2017 ha ispirato il film Nomadland di Chloé Zhao, che ha vinto l’Oscar nel 2021. Il quadretto familiare abruzzese non ha suscitato un interesse sociologico ma ha alimentato il cannibalismo della tv-verità. Eppure, il ritratto da “mulino bianco” è solo una copertura. Al di sotto scorrono impulsi e attrazioni meno rassicuranti, ma che assicurano share televisivi molto alti. Infatti, sembra assurdo ma la famiglia nel bosco assomiglia più a quella arcaica raccontata in The Witch di Robert Eggers del 2015 che ad un modello bucolico e ideale. Anche a noi piace la natura selvaggia, ma ci piace immaginare, come Into the wild di Sean Penn del 2007, che possa renderci felici, anche un solo momento. Non crediamo più alle fiabe. Abbiamo ormai da tempo imparato, come in Hansel e Gretel, che in apparenza sono destinate ai bambini. E, al contrario, nascondono una verità orribile. Per capire, guardate The Village (2004) di M. Night Shyamalan.

Ottimo, esaustivo articolo di Pasquale Vitagliano.