
di Pasquale Vitagliano
Con Se tolgo il nodo (2023) Anna Rita Merico continua la sua riflessione poetica e sperimentale sull’identità, gli stigmi e la liberazione, che aveva già intrapreso con Fenomenologa del silenzio, entrambi pubblicati da Musicaos Editore. Come coglie Claudia Mirrione, il testo condiviso di questa scrittura è il corpo femminile. Se c’è un differenza è in un passaggio dall’interno all’esterno. Mi sembra che la Merico, tagliato il nodo terrestre, getti il suo sguardo poetico nel cosmo. La verità, anzi le verità come ci suggerisce Antonio Nazzaro, possiede un’esistenza sensibile, tattile e visiva. La disposizione dei testi sul lato lungo della pagina e la completa disarticolazione del verso ci trasmettono la sensazione fisica di non muoverci più in un sistema gravitazionale. Vaghiamo nello spazio poetico apparentemente senza riferimenti. Un movimento ralenty-irreale/ mi catapulta in uno spazio turchino in cui nulla sa di respiro/ ora nulla più mi lega/ il linguaggio è tentacolo filiforme. Altro che meccanico andare a capo.

Qui il verso è un segmento, un frammento dentro un universo in pulsazione. Piovono i versi della Merico verso il basso come pezzi di mondi deflagrati. Ci vengono incontro e ci toccano, prima ancora di comprenderne il senso. In questo libro la sua poesia ha una spiccata dimensione cinematica, che mi suggestiona. Come mettere ordine in questo caos al quale anche la parola partecipa. Non c’è una risposta, temo. Se non quella della lettura che ci permette di vedere e accogliere questi nuovi mondi senza pregiudizi, senza nodi appunto. Se tolgo il nodo/ cambio pelle forse/ però/ se togli il nodo quel borbottio dell’anima si ferma. Come nel film Solaris (Andrej Tarkovskij) bisogna assecondare le visioni perché i ricordi possano ricomporsi. Mi viene in mente un altro film, Persona (Ingmar Bergman): è il dialogo che ci permette di ricondurre ad unità la nostra identità, la poesia non va spremuta in pillole digeribili. Va dispiegata, sembra un vuoto ma è la mappa delle stelle. Quando/ poi/ me lo ritrovo ormai è già drappeggiato come una coperta che avvolge tutto.
