Frammenti di Cinema # 99

 

di Pasquale Vitagliano

Chi ha innovato il cinema a cavallo degli ultimi due secoli? Ancora una volta la scelta è difficile e molto soggettiva. Di David Lynch abbiamo spesso scritto. Egli resta forse il più estremo nelle sue scelte. A lui affiancherei Terrence Malick, un regista che dal suo film d’esordio nel 1973 con La rabbia giovane e The New World nel nuovo secolo (2005) ha girato solo quattro film. Nel corso della produzione de La sottile linea rossa (1998), che seguiva di venti anni il suo secondo film, alcune tra le star di Hollywood gareggiarono anche solo per un cameo, consapevoli di partecipare a un cult-movie. In Europa un gruppo di giovani registi danesi fondò negli anni ’90 del secolo scorso una nuova scuola, Dogma 95, e azzardò la codificazione di un nuovo stile. Thomas Vinterberg e principalmente Lars von Trier hanno sicuramente aperto strade nuove.

Paul Thomas Anderson, vincitore dell’Oscar 2025 con Una battaglia dopo l’altra, il messicano Alejandro González Iñárritu, con la sua narrazione circolare, e Yorgos Lanthimos, con le sue rivisitazioni distopiche dei miti classici, rappresentano oggi le punte stilisticamente più avanzate. A questi registi il cinema contemporaneo deve molto. Sarebbe difficile fare degli esempi. Basterà ricordare il cinema sud-coreano, che si sta distinguendo proprio per la quantità e la qualità di suoi talenti. Invece, vorrei concludere con due segnalazioni a margine, importanti e singolari, fuori da ogni possibilità di classificazione: l’ungherese Béla Tarr, scomparso di recente, e il finlandese, Aki Kaurismaki. A parte Paolo Sorrentino, infine, non sono riuscito a trovare italiani. Ma questo è un altro discorso.

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