Il pozzo


Cominciare è un carisma, una vocazione, forse un destino. La maggior parte delle cose si decide all’inizio: partendo col piede sbagliato, difficilmente si ricupera.
“Era una notte buia e tempestosa”, scrive Snoopy. In un esordio così, si è detto tutto. C’è anche il mezzo e la fine, perché include una promessa: in quella notte può accadere solo qualcosa d’importante, se non nei fatti, almeno nei pensieri.
Ciò spiega come occorra impegnarsi, varando una qualsiasi iniziativa; lo dimostrano le inaugurazioni d’ogni specie: di negozi, istituti, sedi civili e religiose.
Chi ben comincia è a metà dell’opera, ci ricorda il proverbio. E chi fallisce?
Nel Vangelo accade il contrario. Il lieto fine spetta ai guariti, ai salvati, ai convertiti: pubblicani come Levi e Zaccheo, la prostituta pentita che unge Gesù col suo profumo, il figlio prodigo, l’indemoniato di Gerasa. Tutta gente partita malissimo, e finita molto meglio.
Il Vangelo è un deposito infinito di speranza, un pozzo senza fondo di felici assurdità.

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