
Tornare a casa: per ognuno è diverso. Qual è la mia casa? Quella di mia madre, dove sbarco il sabato sera con la scorta di noci, uva passa o cioccolato? O il Santuario, con la stanza che è un deposito di libri e oggettini ricevuti in dono e che non ho il coraggio di sfrattare?
Il marito e la moglie tornano trovando, a volte, situazioni peggiori che al lavoro. Gli anziani stanno a casa, se va bene, ma più spesso li spediscono in ospizi come merce scaduta, da smaltire nel modo più indolore.
Per il malato, il carcerato, lo straniero, la casa è un’utopia che appare, a volte, in sogni colorati, da cui si svegliano ancora più confusi.
Tutto questo fa pensare: forse la casa vera è un’altra. Ed è lì che stiamo andando, tutti insieme.

Ciao mi è piaciuto questo pezzo che apparentemente nomina la casa ” materiale ” per poi giungere al traguardo Superiore ?
Stupenda riflessione! Sintetica, significativa e….COSI’ VERA!!!
Sì, la vera casa è quella del padre, ma intanto qui, ognuno dovrebbe soddisfare questo bisogno primario, uno spazio dove si sente a proprio agio, sicuro, pregno di affetti ,vicini e lontani…non è utopia realizzare questo desiderio…
Tornando a casa si chiude la porta, la giornata è finita.
se quella porta restasse aperta!
dove stiamo andando?
Sempre a casa…
(Novalis)
…prendimi per mano;
…riportami a casa…
con qualcuno che ti guida
ritrovi sempre la strada di CASA…
C’è una bella frase:
” DOVE C’E’ AMORE E’ CASA”