lettera

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Vorrei scrivere una lettera a mio padre
dal nucleo non oscuro dell’insonnia,
non troppo oscuro, mi correggo, ché s’affaccia
la memoria delle nostre albe alla volta di Briga,
a malapena pensata intravista respirata
lungo il sentiero che scende alla Badìa.
Una lettera che non spedisco se non a ignota,
amata, amara destinazione, oppure solamente
a una presenza che i luoghi, ovunque, pronunciano.
Una lettera che diviene il telegramma del suo motto
improvviso di saggezza e rabbia, di ironia
e amorosa, severa benevolenza verso le sorti
di ciascuno e tutti. O la cartolina non spedita
della luce che al mattino promette quiete
e a sera abbraccia e scalza. Una lettera
pensata al nord, in una piazza.

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