
A forza di portare la propria croce, è lei che ci porta. Sono parole del Cristo alla Bossis. La sofferenza non è la peste da evitare, come spesso insegnano. Il dolore accettato ha una forza che ignoriamo, se vissuto per amore. Per l’amore che è Cristo. Allora, finalmente, si apre una porta: usciamo, e cominciamo a vivere.

Sofferenza e gioia, morte e vita, battaglia e pace: i chiaroscuri del Vangelo, del paradossale pensiero di Dio.
Ri-cominciamo…
Non ci viene chiesto di essere masochisti per fede ;
Al contrario,ci viene proposto di mettere le nostre sofferenze a “frutto”:
Offrire il nostro dolore a Colui che il dolore lo ha conosciuto, fino a morirne, e farne strumento della nostra salvezza.
Mettiamo a confronto le nostre croci quotidiane con Quella SUA,… forse comprenderemmo meglio le parole “Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero”…
Non ci invita a salire sulla Sua croce, ma ad ascoltare i suoi insegnamenti, che pesano solo a coloro che hanno: ”cuore di pietra”, ‘bisaccia piena’, ‘servi sui propri terreni da coltivare’, coppie di buoi da comprare..!
La sofferenza? E’ la nostra correzione..non capiremo mai qual è il bene e quale il male..
A FORZA DI PORTARE LA PROPRIA CROCE, È LEI CHE CI PORTA. …
IL DOLORE ACCETTATO HA UNA FORZA CHE IGNORIAMO, SE VISSUTO PER AMORE.
Quando il dolore sta alle porte, è difficile aprirgli, ma anche se non priamo le porte lui entra lo stesso.
La fragilità umana ha sempre il timore di non farcela, ma una volta che il dolore entra, si sente dentro una forza non di sopportazione, ma di accettazione in quanto si avverte, una presenza misteriosa che ti invita a non scoraggiarti; il Signore non permette mai un dolore superiore alle nostre forze, il Signore permette, ma non abbandona.
Nella vita non c’è speranza
di evitare il dolore:
che tu possa trovare nell’animo
la forza per sopportarlo.
Cieco, non sai che l’andare e il venire
camminano sulla stessa strada?
Se sbarri la strada all’andata
perdi la speranza del ritorno…
Tagore
L’alba