
La ciliegia più rossa
Dov’eri ?
Qui dentro lo so
perché il vento non fa del mistero
una foglia nel nulla
ma il ciliegio più vero.
Percorrendo i tuoi passi
che torno a portare all’approdo
io mi arrangio negli anni.
Volessi ascoltarmi!
La tua mano che sferra dolcezza.
io cullo nel braccio perdoni
(dov’eri?)
e nessuna carezza.
Tu padre potessi
nel palmo lasciarmi.
La ciliegia più rossa.
Dietro le lenti A F.M.
Dietro le lenti
sale la chiarezza
nel punto in cui
tu fermi la parola.
Spetta allo sguardo
dire:
d’acque e marine
scende la mitezza
fino alla sabbia
della convinzione
con cui sorridi
Franco
gentilezze.
Al colmo
senza cielo
e le mie pozze.
Io rosa
Non tornerà, lo so
di strategie gentili mi circonda
ma teme l’onda
la piena di una sola delusione
non c’è consolazione
mi tiene come un cucciolo ribelle
e non potrò più nulla a lui
le mani osservo:
ho fatto questo
io
tutto da sola?
Distruggere città con davanzali bianchi
e l’affacciarsi avanti agli anni
a mulinare solo le poesie
ma il figlio calcia via il suo bel castello
non tornerà, lo so
il fazzoletto è quello
ma il nodo dice chiaro
e non si scioglie.
L’amaritudine.
Io perderò le mani
e senza piedi
in tronco affusolato
mi torcerò gentile all’apparenza
m’impiccherò nel rovo
alla fragranza.
io rosa che profuma
nella stanza.
Monteloro 5 giugno 2008
E quella volta che…
Ti cerco
sul crinale del mio tempo
tu sei di là
non vedo il tuo profilo
non posso dirti quando:
sarà d’inverno
con foglie che devono venire
avrò da fare
ad impartire piccole consegne
addii di nulla
la pelle sulla pietra
in contro canto
segni
disarmonia
di passi sotto vento
e tarderò a pulire la mia mensa
col gesto che regala le molliche
mi spoglierò di tutte le partenze
poi prenderò la strada dietro casa
senza la rosa
o il rosmarino a stento
sul muro indefinito.
Ti troverò di là
con la camicia amica
l’affaccendarti senza le tue carte
sarà la musica di fronte
occhio di figlio
che si sporge ancora
mi negherò al suo sguardo
al figlio della figlia
al mio traguardo
Allora
padre
mi spiegherai perché
fa freddo a ottobre
…e quella volta
che ….
Monteloro , 2 Ottobre 2008
Tra gente che non vede
Agli studenti dell’Istituto Machiavelli- Capponi di Firenze
e al loro grande lenzuolo sopra il fiume.
Avete un giorno esatto
rotondo
lucido
pulito
ed un lenzuolo bianco
sopra l’Arno
parole che si stagliano di voce
a chi purtroppo sa
di non capire.
Eppure siete voi quel grande fiume
e la ragione ha tutte le certezze.
Ragazzi giovanissimi di intenti
sono coi vostri errori
generosi
bucce di vita
e carte trasparenti
le verità lasciate sulle scale
che danno voce a me
dove mi trovo
tra gente che non vede
quel lenzuolo.
Monteloro, 24 ottobre 2008
Caro mio caro
Caro mio caro
vestito di silenzio
in fondo al mio binario
non ti volti
hai spalle di giganti
che non vogliono parlare
ma come fai
mi dico
a camminare
mentre il mio sguardo
grande
di perdite contate
cerca le strade
per venirti incontro?
Io angelo col broncio
già deciso
fuori dai cancelli
il paradiso
un tacco solo
e braccia di cuscino
rincorro quelle orme
e l’interstizio
tiene le mie pietre
tutte insieme
la ruggine
si scioglie
al mio palato
caro mio caro
gira una spalla almeno
con l’occhio che si allunga
di sorriso
e lasciami con mani
di promessa
solo un momento prima
il fischio che si intreccia
nella folla
solo un momento prima
che la moneta
cada sulla pietra.
Monteloro, 5 novembre 2008
Il ritorno e la rosa
Ha un odore
il passo della rosa
oggi
ritorna a casa.
Noi
gatti del suo lare
in fila
sulla porta dell’attesa
gli occhi sgranati a festa
in sincronia cerchiamo
quell’odore
tracce di mappe al vetro
il nostro fiato.
Nelle sue vene un gesto
si avvicina piano:
è nuova la speranza
la veste che si avanza
e s’allontana.
Qui si improvvisa un ballo
quando la mano
sfiora la maniglia
di melograno
in mezzo alla gramigna
vuole portarci in braccio
caldo il suo corpo
batte di tristezza
viene da un viaggio
tutto raccolto
di persone sole
tiepido il sedile
lascia un’impronta
oggi
la rosa.
La suola appiccicosa
lunga di treno
e parlantine strane
sono morgane
le sue risate al vetro
il pane nella carta
ancora caldo.
Senti
pulsa la vena
al collo
come profuma!
Bacia
la dedizione
l’occhio e l’ amore
insieme
gatti del suo lare
al fianco di una rosa
nella misericordia
chiusa.
Della casa.
Monteloro 7 dicembre 2008-
NOTA BIO/BIBLIOGRAFICA
Rosalba de Filippis è nata a Macchiagodena, un piccolo paese del Molise, attualmente vive e insegna a Firenze. Ha pubblicato due raccolte poetiche: Sotto nevi di carta (Campanotto Editore, Pasian di Prato, 2007),con prefazione di Marco Marchi e Il filo forte del liuto ( Campanotto ,2008), accompagnato da uno scritto critico di Franco Manescalchi. Si occupa a vario titolo di poesia da molti anni e attualmente collabora con l’associazione Novecento Poesia, fondata e diretta da Franco Manescalchi.

Se ti va di leggere le mie poesie querule passa sul mio blog alla sezione poesia.
ciao
molto belle davvero queste poesie
di Rosalba.
Uau…belissime poesie….sono contento di legerle….grazie!! Sono belissime stesso!!
Saluti brasiliane a tutti…Felice Anno Nuovo..
Rafael
Finalmente riesco a leggere qualcoso di suo Prof…