portami il cianuro monastero di ebetudine
il fa al nero rotta io ne muoia
boia di me
meridione dio mignolo
Pollicino nomade di favole
ciancia per dopo per chi mi volle
leggio di gioco coma di amore.
[da Pecca di espianto]
4 pensieri su “Boia di me, di Marina Pizzi”
vbinaghi
Ho capito cosa mi attrae e m’inquieta di certe tue cose.
E’ come se la musica risucchiasse le parole in un vortice, straziandone la semantica orizzontale ma esaltandone lo spirito, la capacità di dire oltre, dopo che abbiano rinunciato alla primitiva consistenza. Per un prosatore la musica è non necessariamente ancillare, ma come un dono fortuito, scoperto per strada. Per te invece è la rivelazione ancestrale, intorno a cui può e dovrà farsi mondo, a dispetto di tutto.
In questa suprema fedeltà, veggenza e follia sono compagne di Dioniso.
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Ho capito cosa mi attrae e m’inquieta di certe tue cose.
E’ come se la musica risucchiasse le parole in un vortice, straziandone la semantica orizzontale ma esaltandone lo spirito, la capacità di dire oltre, dopo che abbiano rinunciato alla primitiva consistenza. Per un prosatore la musica è non necessariamente ancillare, ma come un dono fortuito, scoperto per strada. Per te invece è la rivelazione ancestrale, intorno a cui può e dovrà farsi mondo, a dispetto di tutto.
In questa suprema fedeltà, veggenza e follia sono compagne di Dioniso.
La poesia della Pizzi e il nichilismo. Che rapporto c’è? Mi sembra una questione critica interessante.
tre cinte per un suicidio
grazie, marina
valer, sì, è anche molto così. marina