Poesia italiana del XXI secolo

 

Doris Emilia Bragagnini è nata in provincia di Udine dove risiede, suoi testi sono presenti in  riviste letterarie, antologie e poemetti collettivi, in vari lit-blog tra cui “Neobar” e “Giardino dei poeti” dove collabora in entrambi come redattrice. Il suo libro d’esordio è “Oltreverso” (Zona 2012), seguito da “Claustrofonia” (Ladolfi 2018) segnalato al Premio Lorenzo Montano (2017 inedito/ 2019 edito), segnalato al Premio Bologna in Lettere (2019), selezionato tra i venti editi finalisti al Premio Pagliarani 2019, segnalato al Premio Umbertide xxv Aprile (2020). Finalista con “Terra Nullius” sezione – Una poesia inedita – al Premio Lorenzo Montano 2020. Finalista con “Shhhh” sezione – Una poesia inedita – al Bologna In Lettere 2021.

determinismo verticale

del falco che t’incide il passo, lo svettare sulle circostanze

fermo sulle – punte – con la grazia di una ballerina di Doisneau

non ho più sentito il grido  lo strappo di becco  il varco

che mi sapevi togliere dal labbro

come un fiore reclinato sull’eterno, versato

goccia a goccia disanimata glossia all’orecchio del mondo

il tuo dentro insaputo, il baleno di un cielo inciampato

(inedito)

*

Terra Nullius

smessa la circospezione

il guado tentato d’arraffo leggero

la tela miniata dal ragno sorpreso

l’attraversamento infantile senza dare la mano

 

pare un richiamo l’insonnia notturna di pareri e dèi

sconfinati, tra anse e oggetti inanimati

nella luce che si accascia di soppiatto

come olio che risalga in superficie delle cose che non sono

 

estese le sembianze capaci di chinarsi

sono ciò che non si tocca e non è stabile

il nulla di ritorno senza più pretese da guarnire

(inedito)

*

Ricreazione

evito parole così a me uguali da risultarmi ovvia

non cercherò la trama – quella sottile – mai

scomparsa attesa di dire le cose

 

fatalità scorrevoli come gabbie aguzze

un pennino spuntato che non sa più curvare

la chiamavano Boccadirosa            invece

 

un baco piovuto dall’alto sgranato sul filo

l’impronta sul colletto mille zampe conficcate

nei pensieri dalla bocca aperta io stormisco

di gelso nella luce verde con le foglie

Da Claustrofonia, Ladolfi, ed. 2018

Doris Emilia Bragagnini – calma solo in apparenza, al massimo entità ctònia, sotterranea come certi fiumi carsici del suo Friuli – semina inquietudine e centellina, rintana vigore anzitutto nel Linguaggio […]. Poderosa e affilata, la ricerca di Doris privilegia, investiga e macina linguaggio come unica vera risorsa, carburante e vicissitudine del fare (pensare e pensarsi) poesia. Di volta in volta, se ne libera e se ne danna, se ne libra e se ne ammanta. Qui vanno anzi in scena, tutte le gesta, tutte le diatribe e le speranze, insomma i miracolosi, espressivi travagli, del destino del Linguaggio […]. A specchio, per rifrangenze incrociate, parallele o secanti, infrante o affrante di mera, istintiva emotività, riflessive ad libitum, queste sue poesie sono ipotesi e già sentenze inoppugnabili; diagnosi omeopatiche o teoremi psichici; molto spesso, anche (vado citandola), carboncini, schizzi tratteggiati di una storia […]. Bragagnini […] farcisce e dissemina la sua raccolta di intriganti, significativi filosofemi perfettamente a cavallo tra astrazione, rarefazione intellettuale e dedizione o accensione sensuale.

(Plinio Perilli)

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