Gian Piero Stefanoni. Poesie inedite


FINCH
È

 

Finché non ascolti ritorno.

Finché non ritorni scavo.

Finché non scavi resto.

 

Io sono il motivo

che la ferita non dice,

il nome vero,

la paura mai estinta.

Il tuo equinozio

a seguito del dolore.

 

 

DEI CODICI– INSETTI

 

Voi che risalite

nello splendore inesperto del cammino

lungo la vita immutabile e scritta,

non lasciando traccia

né eco se non all’occhio

che ora guarda e dimentica,

e che già vi moltiplicate senza richiesta

nella sintesi della risposta,

innumerevoli- brevi- vocativi.

Ricchi senza memoria.

 

 

GRADAZIONI

 

Daccapo chiede la terra.

 

È da te che di sé- spiovendo-

vuole un altro pezzo il cielo.

 

 

QUEST’OCCHIO

 

Quest’occhio,

questa poesia padre

da te ho appreso nel Dio che resta,

nel Dio che respira.

Perché l’uomo è fatto di luce

e l’uomo può anche cadere.

 

 

RISVEGLI

Lo vedi come si muove fuori dall’acqua

lo sguardo nella fissità che non gli sopravvive?

Scuote il capo a sinistra e a destra nel vorticare dellacoda

la scaglia d’argento nella ripulsa dell’aria.

Sa solo questo percuotere, e questo battere senza fondali

essere del mare separato a terra.

 

 

LA PORTA

 

Scende il buio

mentre la luce ti dice.

 

Hai tra le mani

il tuo corpo, la tua discesa

là dove la parola

ora bussa.

 

Apri, lascia entrare

il crepuscolo

che di te ha bisogno.

 

 

2 pensieri su “Gian Piero Stefanoni. Poesie inedite”

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