Finché non ascolti ritorno.
Finché non ritorni scavo.
Finché non scavi resto.
Io sono il motivo
che la ferita non dice,
il nome vero,
la paura mai estinta.
Il tuo equinozio
a seguito del dolore.
DEI CODICI– INSETTI
Voi che risalite
nello splendore inesperto del cammino
lungo la vita immutabile e scritta,
non lasciando traccia
né eco se non all’occhio
che ora guarda e dimentica,
e che già vi moltiplicate senza richiesta
nella sintesi della risposta,
innumerevoli- brevi- vocativi.
Ricchi senza memoria.
GRADAZIONI
Daccapo chiede la terra.
È da te che di sé- spiovendo-
vuole un altro pezzo il cielo.
QUEST’OCCHIO
Quest’occhio,
questa poesia padre
da te ho appreso nel Dio che resta,
nel Dio che respira.
Perché l’uomo è fatto di luce
e l’uomo può anche cadere.
RISVEGLI
Lo vedi come si muove fuori dall’acqua
lo sguardo nella fissità che non gli sopravvive?
Scuote il capo a sinistra e a destra nel vorticare dellacoda
la scaglia d’argento nella ripulsa dell’aria.
Sa solo questo percuotere, e questo battere senza fondali
essere del mare separato a terra.
LA PORTA
Scende il buio
mentre la luce ti dice.
Hai tra le mani
il tuo corpo, la tua discesa
là dove la parola
ora bussa.
Apri, lascia entrare
il crepuscolo
che di te ha bisogno.


Finché non scavi resto.
BISOGNA FAR LUCE,
FAR EMERGERE,
BISOGNA TOGLIERE …
Grazie cara HMS, sì bisogna togliere, fare luce.. un saluto caro..