
Francesco Tomada è nato nel 1966 e vive a Gorizia. Ha pubblicato le raccolte L’infanzia vista da qui, Sottomondo, 2005, A ogni cosa il suo nome, Le Voci della Luna, 2008, Portarsi avanti con gli addii, Raffaelli, 2014, Non si può imporre il colore ad una rosa, Carteggi Letterari, 2016, Affrontare la gioia da soli, Pordenonelegge/Samuele, 2021. Per la collana Autoriale, Dot.Com Press, è stata edita nel 2016 una sua antologia ragionata. Ha curato un volume sulla produzione letteraria della Provincia di Gorizia dal 1861 ad oggi; è coinvolto in diverse iniziative di divulgazione della cultura ed è redattore del sito web “Perigeion” e della rivista “Smerilliana”. I suoi testi sono stati tradotti in una quindicina di lingue straniere. Una selezione dal titolo “Questo è il mio tempo” è stata edita dalla casa editrice Scalino di Sofia. Nel 2022 è stato pubblicato Il figlio della lupa, Bottega Errante Edizioni, un romanzo scritto a quattro mani assieme a Anton Špacapan Von?ina.
Il tuo seno mi riempie giusto il cavo della mano
oggi ho le dita tagliate e piene di schegge di legno
e c’è un complimento che mi spaventa
e non posso dirti: il tuo corpo ha
la forma del mio dolore
Da A ogni cosa il suo nome, Dot.com Press, 2008.
*
Gli anni di piombo
Quando ritrovarono il corpo di Aldo Moro
nel bagagliaio di una Renault rossa
oppure
quando il Partito Comunista alle politiche
prese più voti della Democrazia Cristiana
ricordo il silenzio assoluto di mio padre
credo pensasse che cosa accadrà adesso?
ma non lo diceva
è lo stesso silenzio con cui ci guarda oggi
suo fratello i miei figli e me
ormai senza capire chi siamo
la vita intera passata a combattere
contro il nemico sbagliato
alla fine non è stato il comunismo
ma la malattia
che ci ha resi tutti
spietatamente uguali
Da Portarsi avanti con gli addii, Raffaelli, 2014.
*
Quanta ostinazione nei cipressi
altre piante perdono le foglie
loro invece no, che non sia mai
mio nonno ripeteva di continuo:
nella vita bisogna stare sempre
con la schiena diritta
dicono che gli alberi sappiano ascoltare
ed eccoli nel grigio di novembre
rigidi e puntati verso l’alto
come se dovessero
tenere su le nuvole
Da Affrontare la gioia da soli, Pordenonelegge/Samuele Editore, 2021.
Se mi chiedo perché mi piacciono queste poesie, perché le sento vicine, mi rispondo che queste poesie sono dei metodi, esemplificazioni di un metodo, meglio. Si tratta di una modalità di stare nel linguaggio e forse di stare al mondo. Questo modo di fare linguaggio allude ad un modo di fare mondo, dove ad ogni cosa corrisponde il suo nome, o almeno il desiderio che questo possa accadere. E non invece l’opportunismo del nichilista che parte dal presupposto che tutto ciò non possa accadere; le conseguenze sono che il virtuoso, l’abile, come ne Le Nuvole di Aristofane, il sofista riescano a vincere. Non vince né convince chi dice la verità, la parresìa, né chi prova a dire la verità, perché si tratta comunque di prove. Il mondo descritto da Tomada è un mondo a 360 gradi, asciutto, netto,secco, che non si compiace, che non indulge, parla di cose liriche, dell’oggetto della lirica ma non è lirico, racconta ma non è un racconto, ragiona, riflette ma non è propriamente un pensiero sistematico, o che alluda ad un pensiero sistematico. Si tratta piuttosto dell’utilizzo di strumenti vari nel bel mezzo di un’esistenza molto ‘individuata’, nel senso proprio junghiano del termine, dell’individuazione. Quindi quest’esistenza mostra anche le sue ombre e non solo le sue luci.
(Biagio Cepollaro per l’edizione della collana Autoriale)
