di Lucio Brandodoro
Si sta compiendo un fatto.
E un fatto ha sempre una connotazione precisa. È un accadimento situato precisamente nel tempo e nello spazio. E, nel tempo e nello spazio, è un accadimento che necessariamente ha delle implicazioni sociali, politiche, economiche, religiose, culturali.
Questo vale per qualunque fatto, per qualunque accadimento.
Che dire, se il fatto di cui parliamo ha come soggetto Dio stesso?
La nascita di Gesù è il fatto di cui si sta parlando. Accade. E accade in un tempo e in uno spazio dati. È l’accadere di Dio. Dio accade. Per sua scelta e libertà. Dio lega se stesso al tempo e allo spazio, che sono le dimensioni in cui si volge l’agire umano.
Dio accade nella Storia.
Il racconto di Luca è talmente preciso nelle sue connotazioni storiche che non è possibile, per noi, ignorarle. I riferimenti a fatti e personaggi è la marcatura storiografica che Luca vuole dare al suo racconto. Come a dire: non si tratta di un mito. È un fatto.
Il censimento, il riferimento a Cesare Augusto e a Quirino, governatore della Siria, sono una precisazione che non può farci ignorare la dimensione storica dell’accadere di Dio.
Anche nel Martirologio, la dimensione storica è la trama nella quale si inscrive l’accadere di Dio. Si parla di Storia della salvezza. Non di un singolo evento, ma di Storia. Questo accadimento, cioè, è inscritto nel cuore della storia degli uomini, in mezzo all’agire di uomini e donne, in questa storia.
Mai si è parlato di Dio come se ne parla qui. È possibile intuire un filo conduttore che lega persone e avvenimenti, fino a quello che viene letto come loro compimento. Abramo, Mosè, i Profeti e tutti quelli che, nella storia, hanno “cercato Dio con cuore sincero” costituiscono la trama in cui Dio accade. La differenza è che, mentre qualunque altro accadimento ha una sua consequenzialità, quasi di causa ed effetto, l’accadere di Dio è inaspettato, quasi irriconoscibile. Per questo è fonte di meraviglia e di stupore. La “gioia” non è un moto dell’anima, ma oggetto di annuncio. La gioia viene annunciata. La gioia viene accolta. La gioia diventa motivo di movimento e di cammino. I pastori vanno.
Tutta la Storia diventa luogo di accoglienza di questa gioia. Tutta la Storia si mette in cammino.
Natale è la dichiarazione d’amore di Dio alla Storia. Come possiamo non innamorarcene anche noi?
E, come ogni oggetto di innamoramento, la Storia può essere fonte di delusione, ma solo perché abbiamo pensato di possederla e di manipolarla, così da pensare di darle la nostra indelebile impronta, di renderla a nostra immagine e somiglianza. La Storia esige fedeltà, che è compagna di amore.
Natale è la proposta di Dio ad amare la nostra Storia, ma anche la nostra storia, e le nostre storie. Anche i frammenti acquistano spazio e valore, anche le nostre piccole cose, i nostri piccoli o grandi desideri.
Non lasciamocela scivolare addosso, questa Storia. Da noi si esige impegno per annunciarne tutta la bellezza. Anche nelle sfide, sempre così urgenti e inquietanti. E’ difficile, a volte vedere la bellezza in situazioni tanto devastanti, ma anche sotto le macerie della guerra si può scorgere una bellezza resistente e risorgente, che sa parlare di pace. Così come anche nelle impiccagioni in Iran si può percepire che la bellezza vince su ogni tipo di violenza. Non sarà mai il carnefice ad averla vinta. Ed ha il sapore della libertà, questa bellezza, della crescita di umanità, del superamento di schemi e rigorismi morali.
Amiamola, questa nostra storia. Amiamone la bellezza, cerchiamone la Bellezza. Amiamo le nostre giornate, restituendole alla loro relativa importanza. Impariamo l’ironia.
L’ironia di un Dio che si fa bambino.
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RispondiInoltra
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Molto bella questa riflessione che aiuta ad incarnare il mstero del Natale qui, adesso, nel cuore della vita e della storia.
È’ bello soffermarsi sul “fatto” Natale, riappropriarsi del senso, i piedi sulla terra, il cuore oltre gli ostacoli, a fare da lucerna.
Grazie