Sigillo nel nome, di Antonio Spagnuolo

Saresti figura del mio delirio,
della mia solitudine, del mio singhiozzo,
per l’illusione dell’eterno raggio
che confonde il pensiero nel terribile
gesto del dubbio.
Esalti improvvisa il mio grido d’amore
ove trovare il cenno della beatitudine,
come radice di una pianta antica
che impaziente sorride nel perdono,
come le vele dai fianchi arrugginiti
che giocano al tramonto nel miraggio
di labbra fatte petali.
Ti inseguirò tra la memoria di una dissolvenza
e l’impronta delle braccia in croce,
contro le affollate speranze dell’ignoto
che affollano parole dal profondo.
Sulle mie mani anche oggi la tua lampada
resta sicura a disperdere le tenebre
che fra terra e cielo posano macigni.

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