
- Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia?
Bellezza, amore e dolore sono tre elementi essenziali della nostra esperienza umana, vorrei dire terrena. Sono inalienabili da noi anche quando cerchiamo di evitarli. Credo quindi che molta della mia poesia abbia a che fare con la rielaborazione dell’amore e del dolore, così come con la bellezza, che più che ricercare io incontro sul mio cammino e riconosco, e cerco di valorizzare, perché la bellezza spesso si impone ed è salvifica. Forse, se devo individuare un percorso all’interno della mia scrittura, il dolore è più manifesto e pulsante nei primi libri; poi ha assunto forme diverse, più mimetiche oserei dire. Di pari passo, l’amore ha preso forma in modo più disteso e patente negli ultimi due libri. Mentre la bellezza credo ci sia sempre stata, solo nel tempo ho imparato a vederla anche dove non ci si aspetta che sia.
- C’è un testo a cui sei più affezionato? Se sì, quale e perché?
Preferisco citare un testo non mio. C’è una poesia di Silvia Bre che amo moltissimo. Si intitola Lettera a Rosi ed è contenuta nel libro Le barricate misteriose (Einaudi, 2001). Molti passaggi di questo testo sono diventati per me dei moniti irrinunciabili, dei lasciapassare.
Rosanna,
vorrei scriverti di certo
e non ho forse altro mestiere caro
altro tempo che questo
raro e perenne
da spiegare.
Ma non pensare a nulla:
continuamente imparo che il meglio
viene a caso. E disimparo.
Oggi è dicembre,
e dalla vita noi
stiamo a guardare l’altra gente,
il finimondo, Roma,
le nostre gambe quasi belle per l’amore –
ma disattente,
come chi non potrebbe capire
che uno sguardo alla volta,
le menti al mare,
l’anima al vento sciolta
nel dopoguerra di tutte le emozioni.
Dentro i riflessi grandi della sera
noi respiriamo quiete e vasto mondo.
Che meraviglia, Rosi,
non esser diventate brave a fare niente,
e mano a mano sempre più contente
d’altro che questo inverno –
ogni stagione sempre ci prepara
a un tempo più eterno.
Eppure voglio ancora aver ragione,
non so staccarmi viva dai miei gesti
e uno per uno abbandonarli tutti
in una culla al fiume
verso il nulla.
Per rimanere invento la fatica –
bisognerà passare, invece,
bisognerà fidarsi della vita.
E se avremo deposto
anche il modesto sfarzo del dolore
come diventeremo, Rosi,
quanto lievi…
Ecco che piove,
come se da lontano un cuore astrale
lasciasse andare ogni ragionamento,
e noi sentiamo scorrere il minuto
che ricompone il mondo in un pensiero –
ed è il tempo di un bacio, di un saluto.
Di tali cose l’esistenza ha amore.
- Come vedi il futuro della poesia?
La poesia esisterà fintanto che esisterà il genere umano. Credo che la sua sfida più grande in futuro sarà sopravvivere al dilagare della chiacchiera, quella su cui Kavafis ci ammoniva nella sua celebre e bellissima poesia E se non puoi la vita che desideri, quella che rischia di far diventare la nostra vita «una stucchevole estranea». Questo rischio è particolarmente alto oggi, con il dilagare dei social network, che se da un lato consentono un maggiore scambio di idee e una maggiore diffusione della poesia, dall’altro possono appiattire e banalizzare la comunicazione e quindi anche retroagire sul potere delle parole, che sono lo strumento della poesia. I poeti devono vigilare su questo, che nessuna parola mai si scarichi.
