Venti di righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Reveries (Delta 3 Edizioni, 2023) è la raccolta poetica di esordio di Cinzia Coppola. In realtà, scrive da sempre, ma è arrivata tardi alla prova della pubblicazione. Credo sia un elemento da sottolineare come un valore. Oggi il rapporto con la scrittura sembra invertito. La pubblicazione come vanità anticipa spesso la scrittura come piacere e necessità. Nelle poesie della Coppola non c’è nulla di autorefenziale e lezioso. Che scrivo a fare/ di un paniere di vero dolore. D’altra parte, cos’è, in fondo, la poesia se non un intrico di “nuvole e uragani”. Vibra, dunque, il motore immobile che alimenta la ricerca di una voce nuova. Dentro e fuori. Luce e buio. Artificio e natura. La poesia della Coppola è duale, pendolare. Ne risente anche la qualità del verso che oscilla tra una luminosità intrinseca e una facondia che dice troppo. Nella ricerca nascente di una propria voce queste asperità non sono certo un limite. Certe case restano sempre chiuse/ perché nessuno ci entri dentro./ (…) Pensi sempre che poi varcherai la soglia/ sapendo che sono solo un miraggio. La poesia è come un amour fou, non puoi scriverne troppo. Rischi che nessuno ti crederà che la poesia esiste davvero.

La poesia della Coppola è una mezzaluna che vuole espandersi. Lei stessa lo percepisce, e per questo attende il plenilunio. Ed invece, l’unicità della sua voce sta proprio in questo taglio. Su questa soglia tra sogno e realtà, natura e reale, si può trovare una perla. Perché superarla? In questa condizione di veglia visionaria sta la purezza della sua voce poetica. Perché fuoriuscire da questa rèverie? Come lei scrive, tutto quello che vede un poeta, non è veramente quello che vede. Un nudo blu,/ poi un altro./ La stessa posizione/ del quadro./ Se ci incontriamo/ lo facciamo/ nella controra/ quando l’ombra della morte/ è più breve.

 

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