La Vita Desta, di Giovanni Scarafile. 1

Come facciamo a distinguere, nel flusso continuo delle nostre giornate, ciò che davvero merita attenzione? Perché alcuni di noi sembrano passare attraverso la vita come storditi, quasi trattenendo il fiato, mentre altri colgono sfumature, dettagli, vibrazioni sottili anche nelle cose più comuni? E quanto incide, su ciò che siamo, questa differente capacità di essere presenti?

La vita desta rappresenta una forma particolare dellesistere in cui non ci si limita a osservare gli eventi che accadono, ma si sviluppa una vigilanza interiore, una disponibilità attenta che permette di cogliere il mondo senza automatismi. “Non solo io sono, non solo vivo, ma sono consapevole del mio essere e del mio vivere” sono le parole con cui Edith Stein parlava della vigilanza come spiritualità personale. È, questo, uno stato in cui la coscienza si tende, si affila, e impara a distinguere. Sa cogliere cosa conta e cosa no, sottraendosi alla indifferenza al valore, quello stato di confusione inconsapevole in cui ogni cosa vale unaltra.

Se, come ci ha insegnato la tradizione fenomenologica, la coscienza è sempre coscienza-di-qualcosa, una tale relazione intenzionale con il mondo può avere diversi gradi di intensità. Quando siamo desti, davvero desti, lintenzionalità si fa, per così dire, acuminata. Si diradano le nebbie dellovvio e del banale. Le cose tornano a rivelare quella unicità che, sotto il peso della reiterazione, viene spesso celata. Nei momenti di veglia autentica, la realtà assume una diversa densità. Il profumo di un fiore smette di essere un semplice stimolo piacevole, legato ad un dato sensoriale: diventa un segno, un richiamo, forse un avvertimento sulla natura fragile del tempo. Lo sguardo di un altro, anche se conosciuto, può improvvisamente aprire una soglia, una domanda, qualcosa di inedito.

Perché, se ciò è possibile, non accade più spesso? Perché – questa è la risposta – viviamo in uno stato di immanenza fusionale: immersi al livello delle cose, senza più la capacità di distinguerci da esse. E così, nel flusso della vita, noi rischiamo di essere trascinati via, di perderci.

Si tratta, allora, di reimparare a stare al mondo. Non è impossibile, a condizione che si sappia mettere da parte lorgoglio che spesso ci accompagna. Bisogna imparare a vedere di nuovo e questo richiede fatica, silenzio, rallentamento, interruzione dei giudizi rapidi con cui spesso chiudiamo il mondo fuori da noi.

Rallentare, occorre. E guardare come se fosse la prima volta; ascoltare senza sovrapporre subito il nostro commento; gustare il cibo senza distrazioni; vedere nei volti noti un tratto nuovo.

La vita desta non è una condizione stabile. È una presenza in sospensione: non è assente, ma latente, e proprio in quella latenza inizia a trasformare lo sguardo di chi inizi almeno ad avvertire le crepe di ogni autoreferenziale autosufficienza. Quando si manifesta, lascia un segno profondo. Sono quei momenti a dare senso al nostro attraversare il tempo.

Non si tratta tanto di quanto viviamo, ma di come abitiamo lattimo: nella pienezza di chi sa riconoscere, nel battito fugace del presente, leternità che ci attraversa silenziosa.

2 pensieri su “La Vita Desta, di Giovanni Scarafile. 1

  1. S&R

    Scriveva Tomas Spidlik: “Il vero atto umano è consapevole e libero. Più diminuisce la consapevolezza, più si diventa vittime dell’immaginazione, dei sogni, delle impressioni ossessionanti, di una sorta di letargo.”
    La spiritualità dell’oriente cristiano può venire in aiuto in questo processo fondamentale, con il suo accento sull’attenzione ai pensieri del cuore, e il respiro accordato sulla lunghezza d’onda dello Spirito.
    Splendido articolo, ricco di spunti di riflessione, grazie!

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  2. Ema

    Rallentare, un suggerimento prezioso e fondamentale.
    Vivere pienamente il giorno, l’ora, saper connettere il corpo allo spirito.
    In queste pagine è svelato il segreto della buona vita.
    Impossibile non accoglierlo e farne tesoro.
    Grazie

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