Pasqua di Resurrezione 2025
«Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».
Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.
Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.»
[Lc 24,1-12]
“…si domandavano che senso avesse”
Si parte sempre da qui, dalla domanda di senso. È quando le cose sembrano non avere più senso, che comincia a farsi strada la domanda.
Soprattutto, quando, come risposta si ha uno spiazzamento: “Non è qui”
Se non qui, dove? Si sta sbagliando il posto in cui cercare. “Qui” è posto di morti. E lui non è qui.
Il senso va cercato in un altrove. E non basta la visione. La percezione di realtà non è ancora esperienza. E non basta sentirsi dire: “È stato risvegliato” (così il verbo greco eghèiro). Quindi, non abita più qui.
L’esperienza, perché sia vissuta come tale, necessita della memoria. “Ricordatevi”.
E dell’annuncio: “annunciarono agli Undici e a tutti gli altri”.
La dimensione di resurrezione, dunque, inizia in questa triade: domanda di senso, memoria, annuncio. Sono indivisibili e inscindibili fra loro.
La domanda di senso nasce di fronte allo stravolgimento del noto. Ciò che avevamo dato per assodato, ciò che ci sembrava irrevocabile, viene sovvertito e revocato. Il luogo riempito da un corpo morto è svuotato. Il pieno di morte è vuoto per la vita. Da questo vuoto nasce la domanda di senso. È questo vuoto che, imponendosi come tale, produce la domanda. Domanda che non va a riempire il vuoto. Il vuoto resta tale. Non ci sono surrogati. Il vuoto di quella tomba è l’abisso. Si può perdere la memoria, nell’abisso. Anche la memoria di sé. “Abisso orrido, immenso/ov’ei precipitando, il tutto oblìa” (Leopardi, Canto notturno…).
Si può anche trovare un senso nell’abisso. Senza la pretesa di colmare quello che resta abisso, ma assumendolo come tale, restituendo al vuoto tutta la sua dimensione reale e non solo simbolica.
È qui che la memoria diventa traccia.
È qui che la memoria diventa luogo di riconciliazione con il non-senso del vuoto. Memoria, non ricordi addomesticati. Memoria, con tutta la sua forza inquietante di provocazione. Memoria, non legata al passato ma gravida di futuro. Memoria che accade, come avvenimento di novità e non come quiescenza di esperienze archiviate. Riscoperta di una identità insospettabile fatta non più solo del mio nome ma costruita e resa salda dalla condivisione. È mentre raccontano, che le donne scoprono quello che vanno dicendo e scoprono un loro nuovo modo di essere. È vaneggiamento? È delirio? Può essere così, ma può anche essere sollecitazione alla domanda.
Se la memoria non diventa memoria condivisa, se l’esperienza resta una sensazione soggettiva, non si entra nella logica della resurrezione.
Pietro va. Va alla tomba, che, in greco, ha la stessa radice di “memoria”. Pietro va. Ma prima si alza. È necessario alzarsi, per poter camminare. Anzi, per correre.
Poi, resta solo stupore, solo meraviglia. Che non risolve la domanda. La amplifica e la ripropone.
Dov’è il senso? “Non qui”.

