L’ambientazione in un romanzo è essenziale, perfino quando è totalmente assente come avviene in alcuni romanzi novecenteschi. Di solito per far comprendere l’importanza del luogo nelle storie, chiedo ai miei allievi di ricordare qualcosa di bello accaduto loro di recente e di rivisitare il ricordo togliendo ogni elemento che definisca l’ambientazione. Inevitabilmente, l’immagine di ciò che è accaduto perderà la forza evocativa che aveva, persino le parole dette o ascoltate cambieranno l’impatto che hanno avuto su di noi risultando estranee. Il motivo è semplice: quando ci troviamo in un posto, sono i colori, gli odori, i suoni, le sensazioni fisiche che percepiamo a renderci evidente dove siamo. Esse permeano i nostri ricordi e rendono quanto è avvenuto indelebile nella memoria. Riuscire a trasporre quelle stesse percezioni nella scena di un romanzo rende le pagine estremamente suggestive per il lettore e gli permette una maggiore immedesimazione. Non solo: l’ambientazione consente allo scrittore di creare un’atmosfera nella trama e permette di far avvenire con più naturalezza determinati eventi: incontrarsi per strada per andare al lavoro, apprendere una realtà scomoda quando si è in ufficio, ritornare dopo molto tempo nella casa di famiglia ormai abbandonata, ecc. Escludere completamente l’ambientazione significa concentrarsi solo sui personaggi, i dialoghi e le emozioni che si creano tra di essi: questo tipo di idea è affascinante ma non facile da sostenere e presuppone la necessità di scrivere un romanzo breve o un racconto lungo, visto che l’assenza di descrizioni e la possibilità di mettere in relazione il sentire interiore dei personaggi con l’ambiente esteriore vengono completamente a mancare.
La scuola di Serena Bedini. Perché l’ambientazione è importante
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